Buono pasto a 7 euro, pranzare fuori ne costa 15

La ricerca Ipsos-Doxa per Pluxee Italia misura il divario tra il valore medio dei buoni pasto e la spesa reale dei lavoratori

Un pranzo fuori ufficio costa in media 15,10 euro. Il buono pasto medio ne vale circa 7 — meno della metà. È il dato centrale della ricerca realizzata da Ipsos Doxa per Pluxee Italia, società specializzata nella gestione di buoni pasto elettronici, presentata lo scorso 27 aprile.

I numeri di dettaglio ampliano il quadro: un panino da asporto arriva a 7,90 euro, un primo piatto con bevanda e caffè a 13,60, un menù completo al ristorante supera i 21 euro.

Panino, primo, menù: i prezzi voce per voce

La ricerca distingue tra consumo seduto e asporto. Al bar o ristorante, la combinazione più economica — panino, bevanda e caffè — costa in media 9,80 euro. Scegliere un primo piatto porta il conto a 13,60 euro, un secondo a 15,90, un menù completo a 21,10 euro.

Le soluzioni da asporto, spesso percepite come l’alternativa più economica, non si sottraggono ai rincari: un panino vale 7,90 euro in media, un primo piatto 11 euro, un secondo fino a 12,70 euro.

Le differenze geografiche sono contenute ma esistono. Il tetto massimo per un menù completo con bevanda e caffè va dai 19,90 euro nel Sud e nelle Isole ai 22,30 euro del Nord Est, con il Centro a 21,40 euro e il Nord Ovest a 21,20 euro.

Pranzo di lavoro
Pranzo di lavoro

Il divario che pesa sui lavoratori

Con un valore medio del buono pasto intorno ai 7 euro — sotto la soglia degli 8 euro prevista dalla normativa precedente — e una spesa reale che supera i 15 euro anche per un pasto senza pretese, il gap è strutturale.

Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director di Pluxee Italia, sottolinea che la recente modifica normativa ha alzato la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici a 10 euro al giorno. «È proprio in questo divario che emerge il valore sociale del buono pasto», ha dichiarato, «come strumento concreto a sostegno del potere d’acquisto delle persone».

La ricerca segnala come l’adeguamento del valore dei buoni pasto stia diventando un tema sempre più discusso nelle politiche di welfare aziendale. Sul piatto non c’è solo il benessere dei dipendenti: secondo Pluxee Italia, aggiornare il valore dei ticket ha ricadute dirette sui consumi locali e sul tessuto commerciale di prossimità — bar, trattorie e mense convenzionate che dipendono in larga parte da quella clientela.

spot_img

Ultimi Articoli

Il nuovo frigorifero Miele aiuta a sprecare meno cibo

Telecamere interne, umidità controllata e filtro antiodori: i due...

A Mantova le Regioni europee chiedono più peso per Dop e Igp

La Dichiarazione di Mantova porta a Bruxelles sei priorità...

Carne bovina, l’Italia ne produce meno della metà

Confagricoltura e Uniceb firmano un protocollo d'intesa per rilanciare...

Fruit Attraction 2026: l’ortofrutta tra costi e clima

Alla fiera di Madrid il settore dell’ortofrutta europeo ha...