Birra europea: crescita lenta ma boom analcolica

L’Italia è il secondo importatore UE mentre Germania punta su zero gradi. Produzione europea a +0,6% nel 2024

La birra europea tiene, ma senza grandi slanci. Nel 2024 i Paesi dell’Unione hanno prodotto 32,7 miliardi di litri di birra alcolica (sopra lo 0,5%), registrando un modesto +0,6% rispetto all’anno precedente. Un incremento che dice poco sulla salute del settore, se non fosse per un dato che racconta molto di più: la birra analcolica cresce dell’11,1%, raggiungendo i 2 miliardi di litri.

Germania sempre prima, ma cambia strategia

La Germania mantiene il primato produttivo con 7,2 miliardi di litri, pari al 22% della produzione europea. Ma i numeri tedeschi nascondono una trasformazione profonda: mentre la birra tradizionale cala del 14% in dieci anni (da 8,4 a 7,2 miliardi di litri), quella analcolica quasi raddoppia. Nel 2024 sono stati prodotti 579 milioni di litri di birra senza alcol, il 96% in più rispetto al 2014, per un fatturato di 606 milioni di euro.

Diversi stili di birra
Diversi stili di birra

Il fenomeno tedesco riflette un cambiamento culturale più ampio. Crescono anche le bevande miste come la Radler (+9,3% con 364 milioni di litri), segno che il consumatore cerca alternative più leggere al classico boccale.

Dietro la Germania si confermano Spagna (4 miliardi di litri), Polonia (3,4 miliardi), Paesi Bassi (2,2 miliardi) e Belgio (2,1 miliardi).

Export: Paesi Bassi in difficoltà, Germania e Belgio all’attacco

Sul fronte delle esportazioni si muove qualcosa di interessante. I Paesi Bassi restano primi esportatori con 1,5 miliardi di litri, ma il dato è in calo del 12% rispetto al 2023. Germania e Belgio, con 1,4 miliardi ciascuno, si avvicinano pericolosamente al sorpasso. Una competizione che potrebbe ridisegnare gli equilibri commerciali nel 2025.

Italia seconda importatrice: segnale di mercato maturo

Il dato più sorprendente riguarda le importazioni. L’Italia si conferma al secondo posto tra i Paesi importatori con 0,7 miliardi di litri, dietro solo alla Francia (0,8 miliardi). Per un Paese storicamente legato al vino, il dato indica una maturazione del mercato birrario nazionale.

Questo posizionamento dell’Italia non è casuale. Il settore della birra artigianale ha educato il palato degli italiani negli ultimi quindici anni, creando una domanda più sofisticata che cerca prodotti internazionali di qualità. Le importazioni dimostrano che il mercato interno, pur sviluppato, non basta a soddisfare una domanda sempre più diversificata.

Radler in crescita
Radler in crescita

Cosa ci dicono questi numeri

La fotografia europea del 2024 rivela un settore in transizione. La crescita contenuta della birra tradizionale (+0,6%) si accompagna al boom di quella analcolica (+11,1%), segnale di consumatori più attenti alla salute ma non disposti a rinunciare al gusto.

La Germania, cuore pulsante della cultura birraria europea, sta guidando questa trasformazione. La crescita quasi esplosiva della birra analcolica tedesca indica una strada che altri Paesi potrebbero seguire.

Per l’Italia, essere il secondo importatore europeo rappresenta insieme un’opportunità e una sfida. Opportunità perché conferma la maturità del mercato interno. Sfida perché i produttori nazionali devono competere con i migliori brand europei che arrivano in casa nostra.

Il futuro della birra europea sembra scritto: meno alcol, più varietà, qualità sempre più alta. Un’evoluzione che riflette i cambiamenti sociali di un continente che beve diversamente rispetto a dieci anni fa.

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