Agroalimentare: export +5,4%, ma il vino frena

Il settore cresce, ma non tutto brilla: crollo negli USA e battuta d’arresto per le bevande italiane all’estero

Mentre le statistiche ufficiali celebrano la crescita del settore agroalimentare italiano nel terzo trimestre 2025, i numeri raccontano una storia più sfumata. Sì, l’export complessivo sale del 5,4%, ma chi beve vino italiano dovrebbe sapere che qualcosa non sta andando come previsto.

Il paradosso delle bevande

Partiamo dai dati contrastanti. L’industria delle bevande ha aumentato la produzione del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Fin qui tutto bene. Ma quando si guarda al fatturato, la musica cambia: -3,8% sui mercati esteri e -3,3% sul mercato interno. In altre parole, si produce di più ma si vende peggio.

Il vino, simbolo del made in Italy, segna un calo delle esportazioni del 7,2%. Poco consola sapere che i volumi complessivi restano stabili rispetto all’anno precedente: se i volumi non calano ma il valore sì, significa che si vende a prezzi più bassi.

export vino calo
Export vino in calo

L’America volta le spalle

Il dato più preoccupante arriva dagli Stati Uniti: -13,6% nelle esportazioni agroalimentari complessive. È l’unico grande mercato in controtendenza rispetto alla crescita generale. Considerando che gli USA sono tradizionalmente un mercato chiave per i prodotti italiani di fascia alta, il segnale è più che un campanello d’allarme.

Nel frattempo, cresce l’export verso Polonia (+23,8%) e Spagna (+14%), mercati importanti ma con margini di guadagno generalmente inferiori rispetto al mercato americano.

I vincitori: latte, formaggi e dolci

Non tutto va male. Anzi, i prodotti lattiero-caseari e dolciari registrano un exploit del 15% in valore. Anche i cereali crescono del 3,1%. Il problema è che questi incrementi non compensano le difficoltà di altri comparti storici.

Importiamo sempre di più

C’è un altro dato che merita attenzione: le importazioni agroalimentari crescono del 13,5%, quasi il triplo rispetto all’aumento delle esportazioni. In particolare, acquistiamo all’estero più carni fresche e congelate (+17,8% in valore, +14% in quantità) e frutta secca, che segna un balzo del 57,7%.

Francia, Paesi Bassi e Belgio hanno aumentato le loro vendite verso l’Italia di oltre il 20%. La Germania resta il principale fornitore con un +10%.

In vendita più carne importata
In vendita più carne importata

Per il consumatore finale, questi dati si traducono in alcune tendenze concrete. Prima di tutto, una maggiore presenza di prodotti importati sugli scaffali, specie nella carne e nella frutta secca. In secondo luogo, una possibile pressione sui prezzi del vino italiano, che fatica a vendere all’estero ai valori degli anni precedenti.

Il settore cresce, questo è innegabile. Il PIL agricolo sale dello 0,7% su base annua, l’industria alimentare aumenta la produzione del 4,5%. Ma sotto la superficie, alcune storiche eccellenze italiane mostrano segni di affaticamento che non vanno ignorati.

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