Accordo UE-India: vino italiano a portata di mano

L’intesa storica abbatte i dazi del 150% e apre le porte di un mercato da 1,4 miliardi di consumatori ai prodotti europei

Una bottiglia di vino italiano di qualità che fino a ieri costava in India fino a 12-14 volte il suo prezzo originale, domani potrebbe finalmente essere accessibile. È l’effetto concreto dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India siglato il 27 gennaio a Nuova Delhi, la capitale indiana, dopo vent’anni di trattative interrotte e riprese.

Per chi produce e ama il vino, l’olio, i formaggi e i salumi italiani, questo accordo rappresenta molto più di un trattato commerciale. È l’apertura di un mercato che conta 1,4 miliardi di persone, con una classe media in rapida crescita e sempre più interessata ai prodotti di qualità.

Il vino: da proibitivo a possibile

I numeri parlano chiaro. Attualmente l’export italiano di vino verso l’India si ferma a 2,6 milioni di euro su un totale di 8 miliardi. Il motivo? Dazi del 150% che rendevano i nostri prodotti praticamente inaccessibili. Come spiega Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini: «Con i dazi precedentemente fissati al 150%, un vero vino italiano di qualità poteva arrivare a costare 12-14 volte in più».

Diego e Alberto Cusumano 2
Diego e Alberto Cusumano

Con il nuovo accordo, i dazi saranno immediatamente dimezzati e scenderanno progressivamente in sette anni al 20% per i vini premium (sopra i 10 euro a bottiglia) e al 30% per quelli di fascia media. Una riduzione che cambia completamente le prospettive.

Diego Cusumano, produttore siciliano presente in 60 paesi, non nasconde l’entusiasmo: «Per noi produttori si spalanca un mercato dalle straordinarie opportunità, e non parlo solo dell’India ma di tutto il Sud-Est asiatico, regioni dove non vi è una cultura del vino, il cui consumo è bassissimo rispetto alla popolazione».

Spiriti e liquori: nuove possibilità

Anche distillati e liquori beneficeranno dell’accordo. I dazi scenderanno dal 150% al 40% in sette anni. Giacomo Ponti, presidente di Federvini, sottolinea che «la riduzione progressiva dei dazi restituisce finalmente competitività ai nostri prodotti» in un mercato caratterizzato da una classe media giovane orientata ai prodotti premium.

Assodistil evidenzia come l’India consumi oltre 23 miliardi di dollari in bevande spiritose, con una netta preferenza per whisky, brandy e rum. Grappa e Brandy italiano, con la loro identità territoriale, potrebbero trovare spazio in questo mercato dinamico, anche se la concorrenza delle multinazionali già presenti sarà forte.

L’olio e gli altri prodotti

L’olio d’oliva vedrà i dazi scendere dal 40% allo 0%. Anche gli alimenti trasformati italiani – pasta, pane, dolci, biscotti, cioccolato – passeranno da dazi del 50% all’esenzione totale. Un’opportunità significativa per tutto il comparto agroalimentare.

Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare, guarda all’accordo con interesse strategico: «Ci aspettiamo una frenata nel grande mercato degli Stati Uniti, dovuta all’impatto dei dazi, che penalizzerà molto il nostro export. Quindi questo accordo con l’India aprirà grandi opportunità».

Giacomo Ponti Federvini
Giacomo Ponti presidente Federvini

Le sfide da affrontare

Non mancano le complessità. Come avverte Diego Cusumano, «l’India resta un Paese caratterizzato da una regolamentazione complessa e fortemente regionalizzata». Servono strategie commerciali mirate, partnership locali e investimenti in promozione.

Il presidente Uiv Frescobaldi ricorda un dato cruciale: «Il 60% del nostro export è concentrato in soli 5 paesi». La diversificazione geografica non è un optional, è una necessità. E l’India, con il suo mercato in espansione, può diventare un tassello fondamentale.

Un accordo che va oltre il cibo

L’intesa tra Unione Europea e India non si limita all’agroalimentare. Crea la più grande area di libero scambio del mondo: 2 miliardi di persone, il 25% del PIL globale.

Il settore automotive beneficerà di riduzioni significative. I dazi sulle automobili scenderanno dal 110% al 10% in dieci anni, con una quota annua di 250.000 veicoli. I ricambi saranno completamente liberalizzati.

Per macchinari, prodotti chimici e farmaceutici i dazi verranno in gran parte eliminati. L’accordo copre anche servizi (marittimi, finanziari, telecomunicazioni), proprietà intellettuale e piccole imprese.

La dimensione politica

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha definito l’accordo «un momento storico» che unisce «le due più grandi democrazie» in un’epoca di frammentazione globale. Narendra Modi, primo ministro indiano, lo ha chiamato «il più grande accordo di libero scambio della storia indiana».

Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha parlato di «un nuovo capitolo» nelle relazioni bilaterali. L’accordo include anche un partenariato per la sicurezza e la difesa, cooperazione su tecnologie critiche (intelligenza artificiale, semiconduttori, idrogeno verde) e l’agenda strategica “Verso il 2030”.

I prossimi passi

L’accordo annunciato oggi dovrà essere validato e ratificato dalle istituzioni europee. L’entrata in vigore è prevista per il 2027.

Per il settore agroalimentare italiano, il tempo stringe. Come sottolinea Diego Cusumano: «È fondamentale essere i primi a conquistare il mercato indiano, muovendosi velocemente, con il supporto anche economico delle istituzioni e con un piano di comunicazione efficace».

L’India, con i suoi 1,4 miliardi di abitanti e una classe media in crescita, rappresenta non solo un mercato commerciale ma anche un’opportunità per promuovere il turismo enogastronomico italiano. Il futuro del made in Italy passa anche da qui.


L’accordo dovrà ora essere formalmente firmato e ratificato dagli Stati membri dell’UE e dal Parlamento europeo prima della sua entrata in vigore.

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