Ferragosto in Umbria con i vini di Tenuta Brancalupo

Trebbiano Spoletino e Montefalco Rosso di Tenuta Brancalupo accompagnano la grigliata di Ferragosto, tra freschezza e struttura

A Ferragosto la brace non si spegne mai prima di sera, e dall’Umbria a tenerle compagnia arrivano due vini della Tenuta Brancalupo di Montefalco, in provincia di Perugia: il Trebbiano Spoletino Doc 2024 e il Montefalco Rosso Doc 2023. Li propone la cantina della famiglia Lungarotti per il pranzo di metà agosto, quando la grigliata riunisce parenti e amici e i bicchieri passano di mano in mano tra una portata e l’altra.

Il bianco degli agrumi e delle note fumé

Il Trebbiano Spoletino è un vitigno autoctono umbro che, nonostante il nome, non ha legami genetici con gli altri Trebbiano italiani: è una varietà territoriale a sé, e dal 2020 una norma specifica riserva l’indicazione in etichetta alla sola versione a denominazione Doc.

Nella versione di Tenuta Brancalupo nasce da un impianto a doppio Guyot, con una densità di 4.000 piante per ettaro e una resa di 100 quintali per ettaro, su un terreno di medio impasto, calcareo e argilloso. Diraspatura e criomacerazione a freddo in pressa durano 24 ore, poi la pressatura è soffice e il mosto decanta per 48 ore prima della fermentazione in acciaio inox a 16°C. L’affinamento è sulle fecce fini, in vasca, per sei mesi.

Tenuta Brancalupo - vini
Tenuta Brancalupo – vini

Nel calice è giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso restituisce note fruttate e agrumate, con richiami minerali che ricordano gli idrocarburi e una leggera nota fumé. In bocca è sapido e scorrevole, con freschezza decisa e un tocco materico che si allunga sul finale agrumato. Il grado alcolico si ferma a 12,00% vol.

Va servito fresco, tra i 10 e i 12°C, e si beve bene già nell’annata, anche se col tempo regala evoluzioni interessanti. Sulla tavola di Ferragosto accompagna la torta al testo farcita con cicoria selvatica ripassata e salsiccia di Norcia fresca, oppure una zuppa di roveja con fiori di finocchietto selvatico per chi cerca un abbinamento vegetariano. Chi vuole osare può provarlo con i gyoza giapponesi ripieni di maiale, zenzero e cavolo cappuccio, conditi con una salsa leggermente piccante a base di soia e olio al peperoncino.

Il rosso per la carne alla brace

Quando sulla griglia arrivano tagli più importanti, la tenuta propone il Montefalco Rosso Doc, un blend di Sangiovese, Merlot e Sagrantino allevato a doppio cordone speronato, con una densità di 4.500 piante per ettaro e una resa di 90 quintali per ettaro. Il disciplinare della denominazione prevede una base di Sangiovese che va dal 60% all’80%, a garanzia di freschezza e bevibilità, mentre la percentuale di Sagrantino resta la firma del territorio.

La fermentazione avviene in acciaio con macerazione sulle bucce per 28 giorni. Seguono 12 mesi tra barriques e botti da 30 ettolitri, poi dieci mesi in bottiglia prima dell’uscita sul mercato.

Il colore è rosso rubino con riflessi violacei. Il naso è complesso, con richiami alla china, alle spezie dolci e alla cannella, oltre a un frutto rosso persistente. In bocca ha buona struttura e freschezza vibrante, con un tannino piacevole che si allunga nel finale. L’alcol arriva a 14,00% vol. e la temperatura di servizio consigliata è tra 16 e 18°C.

L’abbinamento tradizionale è con il maialino in porchetta e i funghi porcini grigliati; la versione vegetariana lo vede accanto a una zuppa di farro e legumi. Per chi cerca un accostamento più insolito, la cantina suggerisce l’anatra laccata alla pechinese con salsa hoisin.

Una cantina ipogea sotto la villa

Tenuta Brancalupo nasce a Montefalco da un progetto di recupero avviato dalla famiglia Lungarotti nel 2024, per rinnovare i vini e l’immagine dell’azienda restando coerenti con la storia della zona. La cantina si trova nei sotterranei di una villa affacciata sulla valle, tra i filari che la circondano.

La ristrutturazione degli ambienti di produzione e affinamento, completata a marzo 2026, ha richiamato la sobrietà francescana dell’Umbria. Il nome della tenuta unisce l’animale caro a San Francesco alla fedeltà per il territorio, e lo stesso lupo compare in etichetta su entrambe le bottiglie.

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