Oltre 300 aziende italiane al Javits Center di New York dal 28 al 30 giugno: dazi e tensioni non scalfiscono la domanda americana
Ci sono dazi, c’è inflazione, ci sono mesi di schermaglie diplomatiche tra Washington e l’Europa, e l’Italia. Eppure, all’apertura dei cancelli del Javits Center di New York il 28 giugno per la 70ª edizione del Summer Fancy Food Show, il padiglione più affollato è ancora quello italiano. Oltre 300 aziende, la presenza internazionale più larga dell’intera fiera, prodotti che vanno dalla pasta all’aceto balsamico, dai salumi ai formaggi Dop, dall’olio extravergine alle specialità gourmet. Il mercato americano, per quanto complicato, non ha ancora smesso di volere il cibo italiano.
Il dato di partenza è questo: l’Italia resta il primo esportatore europeo di prodotti agroalimentari negli Stati Uniti e il terzo fornitore complessivo del Paese nel comparto food & beverage. Le categorie che trainano sono vino, olio d’oliva, salse e conserve vegetali, acque e formaggi: quasi due terzi del valore totale delle importazioni agroalimentari. Su formaggi, acque, pasta, aceti e gelato, l’Italia occupa la prima posizione tra i fornitori. Sul vino e l’olio è seconda. Numeri che l’Italian Trade Agency (Ice) ha ribadito all’apertura dell’evento, riconoscendo però che il momento storico è tutt’altro che tranquillo.
Dazi e fedeltà: i consumatori americani reggono
Il banco di prova più interessante di questo Fancy Food Show non è fieristico, ma sociologico. Nomisma ha intervistato 1.200 consumatori statunitensi di prodotti italiani per conto di Federvini: oltre il 70% ha dichiarato che continuerebbe ad acquistare Aceto Balsamico di Modena Igp anche se costasse di più. Meno del 10% ha sostituito prodotti italiani con alternative di altra provenienza dopo l’introduzione dei dazi. Il cibo italiano, almeno per ora, non si scambia.
Per l’Aceto Balsamico di Modena Igp, il principale fattore d’acquisto resta la qualità percepita, indicata dal 42% degli intervistati. Il 32% riconosce al prodotto un gusto unico rispetto ad altri condimenti, il 22% associa ai produttori italiani affidabilità e sicurezza. Il 13% considera le certificazioni di qualità un criterio rilevante, l’11% apprezza la versatilità di utilizzo — dagli abbinamenti classici fino a formaggi e gelato.
Il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena è presente al Fancy Food con Le Terre del Balsamico, consorzio di secondo livello che riunisce anche il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop. Allo stand 3221 al Livello 3 del Padiglione Italia, saranno protagoniste degustazioni in purezza del prodotto Dop e attività di contrasto all’Italian Sounding, fenomeno particolarmente diffuso sul mercato statunitense, dove prodotti imitativi a bassa qualità erodono la percezione dell’originale.

Parmigiano Reggiano e Grana Padano: i formaggi che non cedono
Tra i protagonisti della presenza italiana, i due grandi formaggi a pasta dura che da anni dominano le tavole americane. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano è al Fancy Food con un programma che va oltre la fiera: il 28 giugno, all’One Vanderbilt di New York, ha organizzato «Inside Parmigiano Reggiano’s US Growth», un incontro con oltre 100 rappresentanti di retail, distribuzione, istituzioni e media americani e italiani, per discutere la strategia quinquennale del Consorzio in Nord America.
I numeri giustificano l’investimento. Gli Stati Uniti sono il primo mercato estero del Parmigiano Reggiano Dop: nei primi cinque mesi del 2026, le esportazioni verso gli Usa sono cresciute del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, per un totale di circa 7.000 tonnellate. Nel 2025, la Dop aveva raggiunto un giro d’affari al consumo di 3,96 miliardi di euro, una produzione superiore a 4,19 milioni di forme e un export che supera il 50% del totale commercializzato. Nel 2024 il Consorzio ha aperto la Parmigiano Reggiano USA Corporation, struttura dedicata alla formazione, alla tutela della denominazione e ai rapporti con gli operatori locali.
Grana Padano Dop rinnova invece la collaborazione con GialloZafferano: al Javits Center, showcooking live con creator e food talent, affiancati per la prima volta dalla nutrizionista Cassandra Lepore, che commenterà gli aspetti nutrizionali degli abbinamenti. La sera del 29 giugno, la scena si sposta fuori dal centro fieristico: Casa Grana Padano — The Private Town House Experience si tiene presso Casa Gessi al 214 di Lafayette Street, nel cuore di SoHo, con un percorso sensoriale tra cucina, mixology e convivialità rivolto a partner, media e stakeholder.
Regioni in campo: dal Piemonte alla Sardegna
Accanto ai grandi consorzi nazionali, la partecipazione territoriale è tra gli aspetti più densi di questa edizione. Piemonte, Lazio, Sardegna, Calabria, Campania, Sicilia, Puglia, Marche e Liguria sono presenti con collettive regionali.
Il Piemonte porta a New York 17 aziende, accompagnate dal presidente della Regione Alberto Cirio e dall’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni. Il settore food & beverage vale per la regione oltre 9,6 miliardi di euro di export nel 2025, terza voce dell’export piemontese, con un incremento del 7,7% rispetto al 2024. Verso gli Usa, l’export agroalimentare piemontese ha superato i 740 milioni di euro nel 2025, con una crescita di oltre il 9% rispetto al 2023: il Piemonte pesa per il 10% dell’intero export agroalimentare italiano verso il mercato statunitense. Al Javits Center, degustazioni curate dall’Associazione Regionale Cuochi Piemontesi: risotto Carnaroli al Gorgonzola Dop, gnocchi di castagne con Robiolina di Roccaverano Dop, vini Doc e Docg tra cui Arneis, Nebbiolo, Asti Spumante e Moscato d’Asti. Per la prima volta, la Fiera del Marrone di Cuneo viene presentata oltreoceano in un evento al Consolato Generale d’Italia dedicato alla Castagna Cuneo Igp.
La Sardegna è presente con una collettiva di nove imprese organizzata dall’Agenzia Laore, nei comparti panificazione, olivicoltura, lattiero-caseario, carni, vitivinicolo e prodotti della pesca. Il Lazio partecipa per il secondo anno consecutivo con 14 aziende coordinate da Arsial: oli extravergine, olive, tartufi, pasta, sardine, bottarga e caviale. Nel 2024 l’export agroalimentare laziale è cresciuto del 18,4%, con una performance sostenuta anche verso gli Stati Uniti.
L’effetto Unesco e i conti aperti con i dazi
Questa edizione del Fancy Food Show arriva pochi mesi dopo il riconoscimento Unesco della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. L’Ice ha scelto di celebrarlo esplicitamente, e il presidente della Specialty Food Association Bill Lynch ha osservato che gli operatori americani continuano a riconoscere all’Italia autenticità, qualità, tradizione e capacità di innovazione. La manifestazione, alla sua 70ª edizione, nel 2025 aveva registrato oltre 32.000 operatori del settore, circa 2.500 espositori da 59 Paesi e più di 8.100 buyer.
I dazi imposti dall’amministrazione Trump restano sullo sfondo, ma non hanno ancora modificato i flussi in modo strutturale. Il rallentamento delle importazioni statunitensi dall’Italia è reale, come riconosce la stessa Ice. La domanda, però, tiene. Le ragioni le riassume bene la ricerca Nomisma: quando un consumatore ha imparato a riconoscere un prodotto e a trovarlo insostituibile, il prezzo cede per ultimo.
