Bibite zero zuccheri: 6 italiani su 10 le scelgono già

Per molti consumatori italiani le bibite analcoliche rientrano in una dieta bilanciata. Il 41% però ne sovrastima ancora l’apporto calorico

Sei italiani su 10 scelgono bevande analcoliche con poche calorie o zero zuccheri. Non è una nicchia da salute-dipendenti, è la normalità che avanza: lo dice l’indagine condotta da AstraRicerche per Assobibe, l’associazione di Confindustria che riunisce le imprese del settore, presentata a inizio giugno. Il campione parla chiaro: il 67% degli italiani ritiene che queste bevande siano compatibili con uno stile di vita equilibrato, e il gusto, irrinunciabile per 9 su 10, non è più l’unico parametro che conta.

Il risultato non sorprende chi segue l’evoluzione del mercato negli ultimi anni. Il trend NoLo (no o low alcohol, ma per estensione anche no o low sugar) ha attraversato in sequenza il mondo del vino, degli spirits e ora si consolida nel comparto delle bibite tradizionali. Limonata, chinotto, aranciata: prodotti iconici che gli italiani continuano ad acquistare, ma con un’aspettativa diversa rispetto a dieci anni fa.

Il consumatore informato (più o meno)

I dati dell’indagine Assobibe delineano un profilo di consumatore che legge le etichette (57%), preferisce un consumo moderato (61%) e cerca proposte con meno zuccheri (58%). Una fotografia coerente con la direzione che il mercato sta prendendo da tempo: nel 2025 le vendite a volume di bevande analcoliche hanno registrato una flessione dell’1,5% in GDO, Cash & Carry e grossisti, ma la crescita a valore è rimasta positiva (+1%), segnale che il consumatore seleziona di più e accetta prodotti con maggiore contenuto qualitativo percepito.

Al banco del bar la preferenza per le versioni light e senza zucchero sale ulteriormente. Più di un italiano su tre le sceglie abitualmente; tra la Generazione Z il dato tocca uno su due. La scelta avviene in media cinque volte su dieci, con un picco del 41% tra chi le preferisce molto spesso. Il motivo principale è la volontà di contenere il consumo di zuccheri, indicata dal 56% degli intervistati.

Bevande analcoliche senza zucchero sempre più scelte dagli italiani
Bevande analcoliche senza zucchero sempre più scelte dagli italiani

Il 41% sulle calorie sbaglia di dieci volte

C’è però una frattura netta tra percezione e realtà. Il 41% degli italiani sovrastima l’impatto calorico quotidiano delle bibite analcoliche, collocandolo tra il 5 e il 10% del totale calorico giornaliero. La realtà è molto diversa: secondo un’elaborazione Assobibe su dati Crea 2023 (IV Studio sui consumi alimentari in Italia), l’apporto effettivo è dello 0,9% per gli adulti — pari a 18 calorie — e dello 0,6% per i bambini, equivalente a 13 calorie.

A complicare il quadro c’è un secondo pregiudizio: il 52% degli intervistati ritiene che le versioni «zero» contengano comunque zuccheri o calorie. Un dato che spiega perché la comunicazione nutrizionale resti una delle priorità strategiche del settore, non solo un esercizio di trasparenza volontaria.

La riduzione degli zuccheri: 41% in meno in dieci anni

Il comparto non è rimasto fermo. Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe, ha ricordato che le imprese associate hanno ridotto del 41% gli zuccheri immessi in consumo nel corso dell’ultimo decennio, ampliando parallelamente l’offerta «zero». Una traiettoria che include anche lo sviluppo di bevande funzionali — arricchite con minerali e vitamine — destinate ad allargare la categoria nei prossimi anni.

Questo sforzo industriale convive però con un’incertezza regolamentare che pesa sulle prospettive: la possibile introduzione della sugar tax e della plastic tax dal 2027 rappresenta, per Assobibe, il rischio principale. Le imprese segnalano che queste misure colpirebbero senza distinzione anche i prodotti riformulati in chiave salutistica, penalizzando proprio gli investimenti in innovazione che hanno prodotto la riduzione degli zuccheri.

Un dato che torna, trasversale ai settori

La tendenza rilevata da Assobibe si inserisce in un movimento più ampio: dai wafer senza zuccheri all’accelerazione del segmento NoLo nel vino, fino alla crescita dei prodotti lattiero-caseari a ridotto contenuto di grassi. Il filo comune è lo stesso: il consumatore italiano non rinuncia al piacere, ma vuole sapere cosa c’è dentro quello che beve o mangia, e l’industria risponde con riformulazioni più che con sostituzione di categoria.

Resta aperto il nodo informativo. Finché quattro italiani su dieci continuano a sovrastimare di dieci volte l’impatto calorico di una bibita, il lavoro di corretta comunicazione — da parte di produttori, istituzioni e media di settore — ha ancora molta strada davanti.

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