Sette anni in Italia, 34 milioni di pasti salvati: l’app antispreco taglia le spese alimentari fino a 800 euro l’anno a famiglia
Trecentodieci milioni di euro rimasti nelle tasche degli italiani dal 2019 a oggi: è il bilancio che Too Good To Go traccia a sette anni dal suo arrivo nel nostro Paese. Non si tratta di una proiezione: la cifra è calcolata come differenza tra il valore reale del cibo contenuto nelle Surprise Bag vendute e il prezzo scontato pagato dagli utenti. Un dato che si inserisce in un quadro difficile per i bilanci delle famiglie, con il carrello della spesa cresciuto del 2,2% su base annua e i prodotti alimentari freschi saliti del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati Istat di marzo 2026.
L’app, nata in Danimarca nel 2016 con l’obiettivo di contrastare lo spreco alimentare nei negozi e nella ristorazione, ha una logica semplice: i partner — panifici, bar, pasticcerie, supermercati — mettono in vendita a prezzo ridotto il cibo invenduto a fine giornata, confezionato in borse a sorpresa. L’utente compra senza sapere esattamente cosa trova. Il negozio recupera parte del costo, il cliente risparmia, il cibo non finisce nel bidone.
Il conto dello spreco che pesa sulla spesa
Lo spreco alimentare domestico non è un problema astratto. Ogni italiano butta via cibo per circa 378 euro l’anno — quasi due mesi di spesa alimentare, secondo un’elaborazione di Too Good To Go su dati Eurostat, Istat e Fao. Una voce che si somma ai rincari degli ultimi anni: dal 2021 a oggi, i prezzi del cibo sono aumentati di quasi il 25%, un ritmo ben superiore all’inflazione media. Il caro energia, intanto, erode ulteriormente il potere d’acquisto, con effetti più pesanti per i nuclei familiari più fragili.
Ridurre lo spreco, in questo contesto, è anche una strategia di risparmio concreta. Salvando una Surprise Bag a settimana e acquistando una Box Dispensa mensile — una selezione di prodotti prossimi alla scadenza venduti sottocosto — Too Good To Go calcola un risparmio potenziale superiore agli 800 euro l’anno per chi usa l’app con regolarità.

Ventiseimila partner, dodici milioni di utenti
In Italia la piattaforma conta oggi più di 26.000 esercizi partner e oltre 12 milioni di utenti registrati. Dal 2019 sono stati salvati più di 34 milioni di pasti. Sul fronte ambientale, la società stima che le operazioni condotte nel nostro Paese abbiano evitato l’emissione di circa 92.000 tonnellate di CO₂e e risparmiato oltre 27,5 miliardi di litri d’acqua — risorse che sarebbero state consumate per produrre cibo poi scartato.
I numeri globali sono ancora più ampi: 130 milioni di utenti registrati, 180.000 partner attivi in 21 Paesi, oltre 500 milioni di pasti salvati dallo spreco dal lancio.
Il sistema agroalimentare e il nodo dello spreco
La questione dello spreco alimentare non riguarda solo le famiglie o i singoli esercizi commerciali. Tocca l’intera filiera: dalla produzione agricola alla distribuzione, fino al consumo domestico. Secondo il Wwf, lo spreco alimentare è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra. Project Drawdown lo classifica come l’intervento più efficace disponibile per limitare il riscaldamento globale entro i 2°C entro il 2100.
Nel sistema agroalimentare italiano, dove la qualità della materia prima è spesso elevata e il lavoro dei produttori è intenso, la dispersione di cibo lungo la catena del valore rappresenta una contraddizione difficile da ignorare. Un chilo di pane scartato porta con sé il consumo d’acqua, energia, manodopera e terra necessari per produrlo. Lo stesso vale per formaggi, salumi, ortofrutta: prodotti che spesso escono da filiere certificate e controllate, per poi finire inutilizzati.
Da Sestri Levante, una storia concreta
Tra chi usa l’app con costanza c’è Renata, originaria di Sestri Levante, in provincia di Genova, madre di due figlie. Da luglio 2024 ricorre a Too Good To Go ogni settimana per la spesa alimentare e ha accumulato un risparmio complessivo di 2.340 euro in meno di un anno. La sua storia illustra come un’abitudine regolare, anche modesta nel singolo acquisto, produca effetti misurabili nel tempo.
«Il cibo resta una delle principali voci di spesa su cui le famiglie intervengono per ottimizzare il bilancio», ha dichiarato Mirco Cerisola, country director Italia di Too Good To Go, citando dati di Insee ed Eurostat. «Non si tratta di rinunciare alla qualità, ma di adottare strategie più consapevoli per ridurre gli sprechi e gestire in modo più efficiente la spesa quotidiana».
Convenienza e sostenibilità, stesso gesto
Raramente nel settore alimentare risparmio e riduzione degli sprechi vanno di pari passo. Qui sì, e non per virtù del consumatore ma per design del servizio: il cibo recuperato sarebbe finito nel cestino comunque, per ragioni commerciali — scadenza imminente, eccedenza di produzione, invenduto serale. Il fatto che qualcuno lo compri a tre euro invece di buttarlo risolve insieme il problema del commerciante, del cliente e — in piccola parte — del pianeta.
In Italia, dove la cultura enogastronomica attribuisce al cibo un peso che va ben oltre la nutrizione, sprecare ha un costo simbolico oltre che economico. Un panettone di un forno artigianale, un vasetto di conserva prodotto localmente, una bottiglia dimenticata in cantina: quando finiscono nel bidone portano con sé il lavoro di chi li ha fatti, non solo le calorie che contenevano.
