La fiera milanese apre l’11 maggio con 100mila visitatori pre-accreditati e delegazioni da Giappone, Usa, Brasile e Francia
Tremila marchi italiani e 1.500 stranieri, provenienti da 80 Paesi: Tuttofood 2026 apre oggi a Rho Fiera con numeri che indicano una crescita della componente internazionale del 20% rispetto all’edizione precedente. Tra i 100mila visitatori professionali già pre-accreditati figurano 4.000 top buyer selezionati da oltre cento mercati, dalla Corea del Sud all’Ecuador, dal Giappone alla Francia.
La manifestazione, organizzata da Fiere di Parma con il supporto di Ice-Agenzia per il commercio estero, ha ottenuto la partnership di cinque associazioni europee del settore food & beverage: Food&Drink Europe, Eda (European Dairy Association), Arepo (Associazione delle Regioni Europee per i Prodotti di Origine), Aim (Association des Industries de Marque) e Copa-Cogeca.
Nuovi mercati e conferme dall’area Mena
Tra i 1.500 espositori internazionali compaiono alcune new entry: Algeria, Corea del Sud, India, Libia, Paesi Baschi, Sri Lanka e Uzbekistan. L’area Mena — Medio Oriente e Nord Africa — registra presenze in crescita rispetto al 2025, con un’unica assenza, quella di Saudi Export, riconducibile al conflitto in corso nella regione. Confermata anche la partecipazione dell’area Latam, con espositori da Argentina, Cile, Cuba, Ecuador e Messico.
Un dato laterale, ma non trascurabile: 50 rappresentanti di aziende e uffici di promozione commerciale esteri hanno chiesto di visitare l’edizione 2026 già in prospettiva di quella del 2028.

Giappone: export italiano a quota 1,9 miliardi
Il Giappone porta a Tuttofood tre operatori di peso: Aeon Group, tra i maggiori gruppi retail dell’Asia, Seijo Ishii, catena di supermercati specializzata nella selezione di prodotti gourmet e importati, e Takashimaya, storica catena di grandi magazzini di lusso. Dietro la presenza giapponese ci sono dati che la giustificano: secondo Ice, le esportazioni agroalimentari italiane verso il Giappone hanno superato 1,9 miliardi di euro negli ultimi due anni, con una crescita del 14%. I segmenti più richiesti sono prodotti trasformati, vino, olio extravergine di oliva, lattiero-caseari e pasta, con quest’ultima in espansione nei diversi canali distributivi del Paese. Il mercato food & beverage giapponese vale complessivamente circa 560 miliardi di dollari tra retail e ristorazione.
Corea del Sud: quota italiana al 7,74% sui formaggi
La Corea del Sud, presente quest’anno per la prima volta anche come espositore, porta a Rho Fiera tre catene distributrici: Emart (la più grande catena di ipermercati del Paese), GS Retail e E-Land Group. L’export agroalimentare italiano verso la Corea si attesta intorno a 530 milioni di dollari (2024), con una crescita annua dell’8,54%. La quota complessiva italiana sull’import totale coreano è ancora contenuta — 1,4% — ma sale al 7,74% nel segmento dei formaggi e dei latticini. Sono presenti, con buoni volumi, anche pasta, olio d’oliva, caffè, cioccolato e conserve di pomodoro.
Canada: l’Italian Sounding pesa il 60% del mercato
Il Canada ha raggiunto 1,426 miliardi di dollari canadesi di import agroalimentare dall’Italia nel 2024, con una crescita del 13,3% su base annua; nei primi mesi del 2025 l’incremento prosegue a +13,65%. A Tuttofood sono presenti i due principali gruppi della grande distribuzione canadese: Loblaw e Sobeys. La comunità italiana, concentrata in Ontario e Québec, continua a sostenere la domanda di prodotti autentici. Il problema è noto: quasi il 60% dei prodotti «italiani» in commercio in Canada è Italian Sounding, e il fenomeno cresce del 5% ogni anno.
Usa: da Walmart a Royal Caribbean
Gli Stati Uniti portano a Milano una delegazione di operatori tra i più diversificati della fiera. Tra le catene della grande distribuzione figurano Albertsons, Whole Foods Market (Amazon), Walmart, H-E-B, Sam’s Club e Schnuck Markets. Nel food service sono attese Sysco, US Food e The Chef’s Warehouse. Cresce anche la presenza delle compagnie di crociere — Royal Caribbean Cruise Lines e Norwegian Cruise Line Holding — segmento che acquista volumi rilevanti di prodotti alimentari di qualità. La concorrenza dell’Italian Sounding resta un problema strutturale anche nel mercato americano, insieme alla complessità del sistema distributivo statunitense.
Brasile e Francia: buyer più che raddoppiati
Dal Brasile arrivano le principali catene nazionali — Assaí Atacadista, Carrefour Brasil, Grupo Pão de Açúcar — e una serie di realtà regionali. Le presenze di buyer brasiliani a Tuttofood sono più che raddoppiate rispetto al 2025. L’Italia è il secondo fornitore europeo del Brasile, con una quota del 3,5% e un valore di 362 milioni di dollari, in crescita. I prodotti più esportati sono pasta e prodotti da forno (19,1% del totale), vino (17,2%) e frutta (15,9%); negli ultimi tre anni la pasticceria è cresciuta del 33,9% e le conserve vegetali del 52%.
Dalla Francia, quasi raddoppiata anche la presenza di buyer rispetto all’edizione precedente. Tornano in forza la Gdo — Carrefour France, Groupe Casino, Monoprix, Système U — e il cash & carry con Promocash e Metro France. Crescono anche le catene di ristorazione, tra cui Big Mamma Group France. I dati Ice fotografano esportazioni italiane verso la Francia per 6,26 miliardi di euro, con una crescita del 9% su base annua. L’Italia detiene il 49,24% del mercato francese della pasta e il 33,26% di quello dei formaggi.
Il momento e la posta in gioco
I numeri dei singoli mercati dicono una cosa abbastanza chiara: il cibo italiano è richiesto, in quasi tutti i continenti, in segmenti che non sono certo di nicchia. La pasta è il primo prodotto d’import in Francia, con quasi la metà del mercato. Il 14% di crescita in Giappone in due anni non è un rimbalzo statistico. Le presenze brasiliane raddoppiate segnalano un mercato che si sta affacciando al prodotto trasformato italiano con una certa sistematicità.
Il contesto, però, non è semplice. I dazi statunitensi introdotti nella primavera 2025 gravano sulle esportazioni europee, e la filiera agroalimentare italiana non ne è immune. L’Italian Sounding sottrae quote di mercato in Canada e negli Usa con un ritmo che i dati confermano anno dopo anno. Le tensioni geopolitiche hanno già tolto dalla scena Saudi Export.
È in questo scenario che una fiera con 4.000 buyer selezionati in sala ha un’utilità che va oltre la vetrina. I contratti si chiudono dove i decisori si incontrano di persona: un ipermercato coreano che visita uno stand di pasta di Gragnano, un distributore brasiliano che assaggia un Parmigiano Reggiano stagionato 36 mesi, un operatore americano che confronta due oli extravergine. Sono quegli incontri che trasformano una quota di mercato potenziale in un ordine reale.
