L’appassimento delle uve verso l’Unesco

Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella è ora candidato ufficiale a Patrimonio Immateriale Unesco nel 2027

Ogni autunno, in Valpolicella, ottomila persone sistemano i grappoli sulle arele e li portano nei fruttai. Un gesto antico, concreto, fisicamente uguale a quello che facevano i loro nonni. Il 19 marzo 2026 quel gesto ha ottenuto una candidatura ufficiale all’Unesco.

La decisione del 19 marzo

La Commissione nazionale italiana per l’Unesco, su proposta del ministero della Cultura, ha deciso di presentare all’organizzazione parigina la candidatura del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La motivazione ufficiale parla di «sapienza vitivinicola come patrimonio culturale» e descrive la pratica dell’appassimento come l’espressione del legame tra una comunità, il suo paesaggio e la sua cultura produttiva. La valutazione finale dell’Unesco è attesa nel 2027.

Tredici anni di lavoro

Il percorso è cominciato oltre tredici anni fa. A guidarlo il Consorzio di tutela vini Valpolicella, insieme alla Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell’Amarone e del Recioto, al mondo accademico e alla comunità dei 19 comuni della denominazione. Il dossier è stato costruito da un comitato scientifico composto da enologi, giuristi e antropologi, che ha identificato quattro ragioni a sostegno della candidatura: una funzione educativa, una ambientale, una di inclusione sociale e una enologica. Su quest’ultima il dossier non lascia dubbi: senza la tecnica dell’appassimento, Amarone e Recioto non esisterebbero.

Appassimento in fruttaio tradizionale
Appassimento in fruttaio tradizionale

Una pratica da ottomila persone

Ciò che distingue questa candidatura da altre analoghe è la sua dimensione collettiva. L’appassimento in Valpolicella non appartiene a pochi produttori: lo praticano ottomila persone, uomini e donne, giovani e anziani, italiani e stranieri integrati nei 19 comuni. Le uve vengono adagiate sulle arele — graticci tradizionali — e spostate nei fruttai, locali aerati dove i grappoli restano per mesi a perdere acqua e concentrare zuccheri e aromi. Sarebbe anche la prima tecnica vitivinicola in assoluto a ricevere questo tipo di riconoscimento.

Cosa tutela (e cosa non tutela) l’Unesco

Un riconoscimento Unesco per il Patrimonio Immateriale non funziona come una DOP o una DOC: non protegge un prodotto, tutela una pratica. Garantisce attenzione istituzionale, trasmissione alle nuove generazioni, memoria. Per chi beve un Amarone, il cambiamento è invisibile nel bicchiere ma reale nella storia che ci sta dietro: mesi di lavoro condiviso in fruttai aperti al vento, dentro un territorio che ha deciso di tenersi stretta una tecnica vecchia di secoli.

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