Surgelati: gli italiani ne mangiano sempre di più

Surgelati in crescita: nel 2025, 642 mila tonnellate consumate in casa, con vegetali, pesce e patate in testa

Ci sono prodotti che entrano nelle case quasi in silenzio, senza grandi proclami, e finiscono per diventare abitudini difficili da scalzare. È quello che è successo con i surgelati. Secondo i dati 2025 rilevati da NielsenIQ per conto di IIAS (Istituto Italiano Alimenti Surgelati), più di un italiano su due consuma surgelati con regolarità. Un dato che racconta qualcosa di più di una semplice tendenza di mercato: dice come sono cambiate le cucine italiane.

I numeri del canale Retail, cioè i consumi domestici, escludendo bar, ristoranti e mense, mostrano una crescita del +1,1% rispetto al 2024, per un totale di oltre 642 mila tonnellate consumate nel corso dell’anno. I dati complessivi, che includeranno anche i consumi fuori casa, saranno resi noti a luglio.

Vegetali in testa, pesce in rimonta

A guidare la classifica dei surgelati più acquistati ci sono i vegetali naturali, con quasi 207 mila tonnellate. La voce è sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (-0,1%), ma il primato resta saldo. Un risultato che riflette l’attenzione crescente verso un’alimentazione ricca di verdure, anche da parte di chi sceglie di ridurre le proteine animali.

Filetti di pesce
Pesce surgelato in crescita sulle tavole italiane

Al secondo posto si posiziona il pesce — sia naturale sia preparato — con 104 mila tonnellate e una crescita del +3,5%. Un segnale che consolida la ripresa già registrata nel 2024: il pesce surgelato si è guadagnato la fiducia dei consumatori soprattutto per la sua disponibilità costante, la facilità di preparazione e le caratteristiche nutrizionali.

Terzo gradino del podio per le patate, con quasi 93 mila tonnellate. La leggera flessione (-0,9%) non intacca una posizione di rilievo che si mantiene ormai da anni.

Pizza surgelata: più conveniente del delivery

Tra i segmenti in crescita spicca la pizza surgelata, che segna un +3% per un totale di oltre 72 mila tonnellate. A sostenere le vendite, secondo IIAS, la maggiore varietà dell’offerta — nuovi formati, ingredienti diversi — e la convenienza economica. Un’indagine condotta da AstraRicerche per IIAS ha messo a confronto i costi: una pizza surgelata risulta nettamente meno cara rispetto al delivery, per il quale si spendono in media 7,18 euro a pizza, più del doppio.

Bene anche i piatti pronti, +1,8% per quasi 68 mila tonnellate, premiati dalla qualità degli ingredienti e da tempi di preparazione ridotti.

Le nicchie che crescono di più

I dati segnalano crescite interessanti anche in segmenti più piccoli. La carne surgelata registra un +4,4% (quasi 19.500 tonnellate), trainata soprattutto dal pollame. I prodotti senza glutine crescono del +4,2%, superando le 9.660 tonnellate. Pane e paste surgelati, pur rimanendo un consumo di nicchia — 5.300 tonnellate, meno dell’1% del totale domestico — segnano l’incremento percentuale più alto del comparto: +4,7% rispetto al 2024.

Il valore che conta: qualità e risparmio insieme

Dietro la crescita dei surgelati c’è una combinazione di fattori che va oltre la praticità. Una ricerca di AstraRicerche commissionata da IIAS ha confrontato cinque alimenti surgelati con i rispettivi equivalenti freschi, analizzando il cosiddetto “value for money”. Il risultato: in quattro casi su cinque il surgelato ha fatto risparmiare senza penalizzare la qualità nutrizionale.

A questo si aggiunge il tema degli sprechi: la lunga conservabilità permette di utilizzare esattamente quello che serve, riducendo gli scarti. Un argomento che pesa sempre di più nelle scelte d’acquisto delle famiglie.

I surgelati sono ormai presenti in quasi tutte le case italiane, con tassi di penetrazione che sfiorano il 100% nei nuclei familiari più numerosi e in quelli con bambini.

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