Pecorino Romano: quando la sostenibilità fa vendere

Il formaggio principe del centro Italia punta su ambiente e tracciabilità per conquistare i consumatori più esigenti

La prossima volta che comprate del Pecorino Romano, date un’occhiata alla confezione. Ci troverete probabilmente qualche riferimento alla sostenibilità, alla tutela del territorio, magari anche qualche dato sull’impatto ambientale. Non è marketing fine a se stesso: è la risposta a una domanda precisa che arriva dai consumatori. Perché oggi, quando scegliamo cosa mettere nel carrello, vogliamo sapere non solo cosa stiamo mangiando, ma anche come è stato prodotto.

I numeri dell’impronta ambientale

Il Consorzio di Tutela del Pecorino Romano ha fatto quello che poche denominazioni fanno: ha messo nero su bianco i propri impatti ambientali. Attraverso studi scientifici basati sulla metodologia Life Cycle Assessment (LCA), hanno misurato tutto: dalle emissioni al consumo d’acqua, dall’uso del suolo alla produzione del latte.

Il risultato? La fase più critica è proprio quella della produzione del latte crudo. Ed è lì che si concentrano gli sforzi per ridurre l’impatto: cambiamenti climatici, consumo idrico, gestione dei terreni. Niente di rivoluzionario, direte voi. Vero, ma la differenza sta nel rendere questi dati pubblici e utilizzarli per migliorare concretamente.

Pecorino Romano DOP
Pecorino Romano DOP

Pecore che salvano il paesaggio

C’è un aspetto interessante che raramente viene raccontato: gli allevamenti ovini, quando sono gestiti bene, fanno molto più che produrre latte. Il modello semi-estensivo tipico della Sardegna – quello in cui le pecore pascolano all’aperto per buona parte dell’anno – ha effetti collaterali positivi che vanno ben oltre il formaggio.

Le greggi aiutano a sequestrare carbonio, proteggono la biodiversità, contrastano l’erosione dei suoli e, non da ultimo, riducono il rischio di incendi mantenendo puliti i pascoli. In pratica, fare formaggio diventa anche un modo per prendersi cura del territorio.

La campagna europea: genuinità al centro

Dal 2024 al 2027, il Pecorino Romano DOP è protagonista di una campagna di comunicazione europea intitolata “In Europa c’è un formaggio buono e tipico per natura”. I mercati di riferimento sono Italia e Germania, due Paesi dove i consumatori sono sempre più attenti alla provenienza e alla qualità di ciò che mangiano.

L’obiettivo è chiaro: far capire che dietro quel formaggio stagionato c’è una filiera tracciabile, un territorio specifico e un modo di produrre che rispetta l’ambiente. Non è un caso che la campagna sia cofinanziata dall’Unione Europea: la sostenibilità delle Indicazioni Geografiche Protette è una priorità politica, non solo una mossa commerciale.

Per i consumatori, tutto questo si traduce in una cosa semplice: più informazioni e più garanzie. Sapere che un prodotto viene monitorato dal punto di vista ambientale, che la sua filiera è tracciata e che contribuisce al mantenimento del paesaggio rurale fa la differenza al momento della spesa.

Gianni Maoddi
Gianni Maoddi – presidente del Consorzio

Non si tratta solo di sentirsi “buoni” comprando sostenibile. Si tratta di scegliere prodotti che hanno un senso, che vengono da un sistema produttivo che guarda avanti e che, tra l’altro, spesso hanno anche una qualità superiore proprio grazie all’attenzione che viene messa in ogni fase.

Il futuro è nella trasparenza

Gianni Maoddi, presidente del Consorzio, l’ha detto senza giri di parole: «La sostenibilità non è solo un obiettivo, ma un impegno quotidiano che guida ogni fase della produzione». Frasi del genere le sentiamo spesso, ma qui c’è la differenza: i dati ci sono, gli studi pure, e il lavoro per migliorare è continuo.

Il Pecorino Romano DOP sta scommettendo sul fatto che i consumatori siano pronti a premiare chi fa le cose per bene. E a giudicare dalle tendenze di mercato, la scommessa sembra vincente.

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