L’e-commerce italiano del vino cambia proprietà: exit di Campari e Moët Hennessy dopo tre anni di controllo congiunto
L’e-commerce italiano del vino ha un nuovo padrone francese. Tannico, piattaforma tra le più importanti in Italia per la vendita online di vini e spirits con circa 60 milioni di euro di fatturato nel 2024, è stata acquisita dal gruppo francese Castel-Vins, che ne rileva il 100% dalla joint venture paritetica tra Campari Group e Moët Hennessy (divisione vini e spirits di LVMH).
L’operazione, annunciata negli scorsi giorni, segna l’uscita dei due colossi italiani e francesi dopo appena tre anni dal controllo totale della piattaforma. Nel 2021 Campari e Moët Hennessy avevano infatti costituito una joint venture da 25,6 milioni di euro per acquisire progressivamente il 100% di Tannico, completando l’operazione nel 2022. Ora la cessione a Castel-Vins, gruppo transalpino con oltre 1,1 miliardi di euro di fatturato nel 2024.

Chi è Castel-Vins
Castel-Vins è un gigante del vino francese, leader di mercato in Francia e terzo player mondiale dopo Constellation Brands e E.&J. Gallo. Fondato nel 1949 a Bordeaux da Pierre Castel, il gruppo opera lungo tutta la filiera: dalla produzione (con proprietà viticole come il Grand Cru Classé Château Beychevelle) al commercio all’ingrosso, fino alla distribuzione retail attraverso la catena Nicolas, con circa 400 negozi fisici. Nel portafoglio anche Champagne Malard, acquisito nel 2024.
Sul fronte digitale, CASTEL possiede già Vinatis, piattaforma francese specializzata nella vendita online di vini francesi e champagne. L’acquisizione di Tannico rafforza quindi la presenza nell’e-commerce, portando in dote esperienza sul mercato italiano e una piattaforma tecnologica consolidata.
Il profilo di Tannico
Fondata nel 2013, Tannico è cresciuta rapidamente fino a diventare uno dei principali marketplace italiani del vino. I numeri parlano di oltre 300.000 clienti, più di 16.000 referenze da 2.500 cantine (di cui circa 2.000 italiane) e diversi milioni di bottiglie spedite ogni anno in Italia e all’estero.
Il fatturato ha registrato una forte accelerazione durante il Covid – arrivando a 76 milioni di euro nel 2021 – per poi normalizzarsi negli anni successivi, attestandosi sui 60-64 milioni. Nel 2017 Tannico ha lanciato anche WinePlatform, servizio che permette alle cantine di vendere direttamente ai consumatori finali in 18 Paesi, gestendo gli aspetti tecnici, logistici e doganali dell’e-commerce.

Strategie e scenari
Per Castel-Vins l’acquisizione rappresenta un consolidamento nella distribuzione digitale, settore in cui i francesi hanno meno esperienza rispetto alla forte presenza nel retail fisico e nel commercio tradizionale. Tannico porta competenze tecnologiche, una base clienti consolidata e soprattutto una profonda conoscenza del mercato italiano.
Per Campari e Moët Hennessy, invece, si tratta di un’exit dopo un investimento che non sembra aver dato i frutti sperati. Le due aziende, specializzate rispettivamente in spirits e in champagne/vini di lusso, avevano puntato sull’e-commerce del vino come canale strategico, ma il calo di fatturato post-Covid e la complessità gestionale del settore potrebbero aver suggerito un ripensamento.
Cosa cambia per il consumatore
Nell’immediato, per chi acquista vino su Tannico non cambia nulla. La piattaforma continuerà a operare con lo stesso catalogo e gli stessi servizi. Nel medio termine, l’integrazione con CASTEL potrebbe portare vantaggi e criticità.
Sul fronte positivo, l’accesso al portafoglio di etichette francesi del gruppo – dai Bordeaux ai Champagne – potrebbe arricchire l’offerta, così come l’esperienza nella logistica internazionale. D’altra parte, essendo Castel un produttore-distributore con marchi propri, ci si potrebbe aspettare una maggiore presenza di etichette del gruppo, con il rischio di sbilanciare il marketplace verso una logistica più proprietaria e meno neutrale.
La vera incognita riguarda la strategia di lungo periodo: Castel punterà a mantenere Tannico come piattaforma multi-brand indipendente o la integrerà progressivamente con Vinatis in una logica di razionalizzazione europea? La risposta dirà molto sul futuro dell’e-commerce del vino in Italia e sulla capacità dei grandi gruppi francesi di gestire asset digitali mantenendo l’equilibrio tra interessi proprietari e marketplace aperto.
