Erbazzone reggiano verso il riconoscimento IGP europeo

La torta salata dell’Emilia-Romagna sarà il 45° prodotto certificato della regione. Decisione attesa per novembre

L’erbazzone reggiano è a un passo dal riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta) da parte dell’Unione Europea. La commissione interservizi di Bruxelles sta completando l’iter di valutazione e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea dovrebbe arrivare a inizio novembre.

Si tratterebbe del 45° prodotto DOP o IGP dell’Emilia-Romagna, una regione che già vanta il più alto numero di specialità certificate in Italia.

Una ricetta antica dalle origini contadine

L’erbazzone è una torta salata tradizionale della provincia di Reggio Emilia. La ricetta prevede due sfoglie di pasta non lievitata che racchiudono un ripieno di spinaci e bietole, soffritte con cipolla e lardo, arricchite con Parmigiano Reggiano e pangrattato.

Il prodotto ha forma rotonda o rettangolare, spessore tra 1 e 3 centimetri e peso variabile da 300 grammi a 3 chilogrammi. La superficie viene tradizionalmente decorata con piccoli pezzi di lardo prima della cottura in forno.

Erbazzone
Erbazzone reggiano

Il disciplinare di produzione è piuttosto rigido: vietati conservanti, aromi e additivi, mentre il ripieno deve rappresentare almeno il 50% del peso totale del prodotto crudo.

Dalla cucina di casa al mercato internazionale

Nato nelle cucine contadine come modo per utilizzare le verdure dell’orto, l’erbazzone ha gradualmente conquistato spazio anche nella ristorazione e nella produzione artigianale. Oggi viene preparato sia da piccoli produttori locali che da aziende più strutturate.

Il riconoscimento IGP dovrebbe aprire nuove opportunità commerciali, soprattutto sui mercati esteri. La Regione Emilia-Romagna ha già in programma di presentare il prodotto durante la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, prevista per il 19 novembre a Bruxelles.

L’Associazione dei produttori dell’erbazzone reggiano, insieme ai comuni della provincia e alle istituzioni regionali, ha lavorato per anni per arrivare a questo traguardo. Il riconoscimento potrebbe dare nuovo impulso a un settore che coinvolge sia la filiera agricola locale che quella della trasformazione alimentare.

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