Ue-Mercosur, luci e ombre per vino e distillati italiani

L’accordo apre nuovi mercati per vino e grappa, ma restano i timori su concorrenza sleale, etanolo e controlli insufficienti

L’accordo commerciale tra Unione Europea e Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – è stato presentato dalla Commissione europea come un passo storico per rafforzare le relazioni economiche con l’America Latina. Dopo oltre vent’anni di negoziati, l’intesa promette di abbattere dazi e barriere non tariffarie, aprendo così nuovi mercati a un bacino complessivo di circa 770 milioni di consumatori.

Se per alcuni comparti industriali europei l’intesa rappresenta un’opportunità strategica, il mondo dell’agroalimentare italiano appare diviso tra speranze e timori. L’Italia, che ha costruito la propria reputazione internazionale sulla qualità e l’identità territoriale dei suoi prodotti, osserva con attenzione un trattato che potrebbe aprire nuovi sbocchi commerciali ma anche aumentare la pressione competitiva interna.

Bottiglie di vino in enoteca
Bottiglie di vino in enoteca

Il vino e le indicazioni geografiche protette

Uno dei punti più rilevanti riguarda il settore vitivinicolo. Federvini, la federazione che rappresenta produttori di vino, liquori e aceti, ha accolto con favore l’inserimento di centinaia di indicazioni geografiche protette (IGP e DOC) tra i beni tutelati dall’accordo. Questo significa che denominazioni come Prosecco, Barolo, Chianti o Amarone non potranno essere imitate o sfruttate impropriamente nei mercati del Mercosur.

«L’apertura dei mercati è positiva, ma servono protezioni efficaci per le nostre filiere», ha spiegato Giacomo Ponti, presidente di Federvini, sottolineando come il Made in Italy non possa essere messo in competizione con prodotti privi degli stessi requisiti qualitativi, ambientali e sociali.

Dal punto di vista economico, l’eliminazione dei dazi doganali – che oggi possono superare il 20% su alcune tipologie di vino – renderà più competitivo l’export italiano. Per un comparto che nel 2024 ha superato i 7 miliardi di euro di vendite all’estero, ogni nuova apertura rappresenta un’occasione preziosa per consolidare la leadership internazionale.

La grappa tra le eccellenze italiane riconosciute

Tra i distillati, la vera protagonista dell’accordo è la Grappa, riconosciuta ufficialmente come indicazione geografica protetta. Assodistil, l’associazione nazionale delle distillerie, parla di «prospettive interessanti per un prodotto che rappresenta un unicum italiano».

La grappa, infatti, potrà beneficiare della rimozione di dazi che in alcuni Paesi sudamericani arrivano fino al 35%, migliorando la competitività di un distillato che già oggi è esportato in oltre 50 Paesi. Per i produttori, l’intesa è anche un riconoscimento culturale, che mette al riparo il marchio da imitazioni e utilizzi impropri in un’area del mondo dove è forte la presenza di comunità di origine italiana.

Grappa
Grappa

Le ombre dell’accordo: etanolo e alcol a basso costo

Accanto alle opportunità, il trattato suscita non poche preoccupazioni. La principale riguarda l’ingresso massiccio nell’Ue di etanolo a basso costo prodotto in Brasile, che rischia di destabilizzare il mercato europeo. Le distillerie italiane, meno competitive in termini di costi ma più attente alla sostenibilità, temono di non poter reggere la concorrenza.

Assodistil ha messo in guardia anche contro l’importazione di bevande alcoliche di qualità inferiore, realizzate con materie prime non conformi agli standard europei. Il rischio è che questi prodotti arrivino sugli scaffali con prezzi stracciati, erodendo quote di mercato a danno di distillati di pregio come la grappa .

L’equilibrio difficile tra apertura e tutele

Le associazioni di categoria chiedono dunque clausole di salvaguardia rapide ed efficaci, capaci di intervenire in caso di squilibri. In particolare, viene chiesto un sistema di controlli rigoroso per garantire che le importazioni rispettino le regole europee in materia di sicurezza alimentare, ambiente e diritti dei lavoratori.

«L’apertura commerciale non deve tradursi in un danno per chi ha investito da anni su qualità, identità territoriale e sicurezza», ribadiscono i rappresentanti delle filiere vitivinicole e distillatrici. Senza reciprocità nelle regole, osservano le organizzazioni agricole, il rischio è quello di una concorrenza sleale che potrebbe mettere in difficoltà intere catene produttive.

Vantaggi e svantaggi per l’Italia del gusto

In sintesi, l’accordo Ue-Mercosur offre al settore enogastronomico italiano un doppio volto. Da una parte ci sono prospettive concrete di crescita: più export, maggiore protezione delle denominazioni, nuovi mercati per vino e grappa. Dall’altra restano nodi irrisolti che riguardano il controllo delle importazioni, la tutela della sostenibilità e la salvaguardia delle produzioni locali da concorrenza aggressiva.

Se ben gestito, il trattato potrebbe rappresentare un trampolino per consolidare la leadership del Made in Italy nei mercati sudamericani. Se invece le garanzie dovessero rivelarsi insufficienti, il rischio è quello di minare la competitività di chi ha fatto della qualità la propria bandiera.

spot_img

Ultimi Articoli

Il nuovo frigorifero Miele aiuta a sprecare meno cibo

Telecamere interne, umidità controllata e filtro antiodori: i due...

A Mantova le Regioni europee chiedono più peso per Dop e Igp

La Dichiarazione di Mantova porta a Bruxelles sei priorità...

Carne bovina, l’Italia ne produce meno della metà

Confagricoltura e Uniceb firmano un protocollo d'intesa per rilanciare...

Fruit Attraction 2026: l’ortofrutta tra costi e clima

Alla fiera di Madrid il settore dell’ortofrutta europeo ha...