Granchio blu: invasione nei mari italiani

Dall’emergenza ambientale alla tavola, la sfida di trasformare un predatore in una risorsa gastronomica da sfruttare

L’inizio di settembre ha portato notizie preoccupanti dalle coste italiane. A Orbetello la presenza del granchio blu è aumentata di cinque volte, passando da 130 a 600 quintali da smaltire, mentre nel Delta del Po le mareggiate hanno distrutto il 30% delle reti di protezione degli allevamenti di vongole.

Il granchio blu, il cui nome scientifico è Callinectes sapidus (“nuotatore bello saporito”), è originario delle coste atlantiche americane. Arrivato sulle coste europee con le acque di zavorra delle navi, fino ad anni recenti non destava preoccupazione. Ora la situazione è cambiata drasticamente.

I numeri del problema

I dati parlano chiaro: il granchio blu ha messo in ginocchio un’economia che valeva oltre 200 milioni di euro, tagliando dal settore 800 operatori. La situazione è particolarmente grave in Emilia-Romagna, dove eventi meteorologici recenti hanno aggravato una crisi già in corso.

Granchio Blu
Granchio Blu

La Regione Emilia-Romagna ha stanziato risorse consistenti: 1,5 milioni di euro nel 2022 per il caro gasolio, circa 3,5 milioni dal 2023 per l’emergenza granchio blu e un altro milione per i danni da mucillagine.

Un predatore efficace

Il granchio blu causa danni su più fronti. Con le sue chele potenti danneggia le attrezzature da pesca e rappresenta sia un pericolo economico che un rischio ambientale. La sua voracità è impressionante: nella Laguna di Grado e Marano, nella Laguna di Venezia e nel Delta del Po fa strage di molluschi.

Il problema si è aggravato per fattori climatici. A Orbetello, la siccità del 2024 ha eliminato orate e spigole, predatori naturali del granchio, lasciandogli campo libero per proliferare.

Le soluzioni in campo

Il governo italiano ha stanziato quasi 3 milioni di euro per sostenere le imprese nella cattura e nello smaltimento del granchio blu, ma è improbabile che questo porti all’eradicazione della specie.

La commissione FAO sta lavorando per individuare, entro il 2024, linee guida per la pesca delle due specie di granchi che colonizzano il Mediterraneo. Soluzioni simili sono già state sperimentate in Spagna e Grecia.

Dalla minaccia alla tavola

Se non si può sconfiggere, si può almeno mangiare. Il granchio blu è un ingrediente versatile che si sposa con pasta, risotti, insalate, zuppe. In Veneto si fa bollire intero e si serve con olio, limone e pepe, ma si usa anche per insalate, canapè, fritture e condimenti per pasta.

Grachio Blu cotto
Grachio Blu cotto

Tuttavia, la strada della commercializzazione presenta ostacoli. A Orbetello i granchi hanno pezzature troppo disomogenee e sono difficilmente commercializzabili. Solo il 10% può essere commercializzato per l’alimentazione umana, mentre il resto deve essere destinato ad altri usi.

Il futuro incerto

Secondo alcuni esperti, la soluzione ideale non sarebbe promuovere il consumo ma aumentare le riserve marine dal 5% attuale al 30%. Nel frattempo, pescatori e acquacoltori affrontano un nemico che sembra inarrestabile.

La sfida è doppia: contenere i danni ambientali ed economici mentre si cerca di trasformare un’invasione in un’opportunità. Il granchio blu potrebbe diventare una nuova presenza sulle tavole italiane, ma la strada è ancora lunga e piena di incognite.

Il commissario straordinario Enrico Caterino ha confermato che il piano nazionale può essere esteso anche ad altre aree colpite come Orbetello, ma serve una strategia coordinata che vada dalla ricerca scientifica all’utilizzo gastronomico, passando per l’alimentazione animale e l’export verso mercati internazionali.

La partita è ancora aperta: riuscirà l’Italia a trasformare questa emergenza in un’opportunità per i suoi mari e le sue tavole?

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