Export vino: l’Italia tiene ma gli USA preoccupano

Il primo semestre 2025 mostra una crescita modesta (+1,5%) mentre si attendono decisioni sui dazi americani che potrebbero cambiare gli equilibri

L’export di vino italiano naviga in acque incerte. I dati del primo semestre 2025 raccontano di una crescita contenuta del +1,5% a valore sui dodici mercati principali, un risultato che nasconde però dinamiche molto diverse tra i vari paesi.

Il nodo principale resta quello americano. Gli Stati Uniti, che rappresentano il mercato più importante per il vino italiano, hanno vissuto un primo trimestre eccezionale con una crescita del 22% delle importazioni. Il motivo? Gli importatori hanno fatto scorta prima dell’entrata in vigore dei dazi voluti dall’amministrazione Trump. Ma nel secondo trimestre la musica è cambiata: le importazioni sono calate del 7%.

Bottiglie di vino
Bottiglie di vino

Per il vino italiano il bilancio del semestre resta in positivo (+2,5%) solo grazie alle scorte accumulate nei primi mesi dell’anno. Una situazione che Denis Pantini di Nomisma definisce preoccupante: «Le nostre aziende devono iniziare a guardare altrove per diversificare i mercati».

Germania e Canada in crescita, Regno Unito in calo

Non tutto però va male. La Germania segna un bel recupero con un +10,3% per i vini italiani, dopo un 2024 difficile. Anche il Canada sorprende: +11% per l’Italia, beneficiando del crollo dei vini americani (-65%) penalizzati dalle ritorsioni ai dazi di Trump.

Sul fronte opposto, il Regno Unito delude con un -7% nelle importazioni di vino italiano. Male anche Svizzera, Corea del Sud, Norvegia e Cina, tutti in contrazione per il rallentamento della domanda interna.

Spumanti in rallentamento, fermi in ripresa

Gli spumanti italiani, protagonisti degli ultimi anni, mostrano segni di affaticamento: +1% a valore nei dodici mercati principali, con Giappone, Stati Uniti e Cina tra i pochi mercati in crescita. Il Regno Unito segna invece un -6,6%.

Vini fermi in crescita
Vini fermi in crescita

I vini fermi e frizzanti vanno meglio, trainati dal recupero tedesco (+14,2%) e dalle performance positive di Canada, Australia e Brasile. Restano invece indietro Regno Unito (-8,1%) e Cina (-10,5%).

Il futuro dipende dalla diversificazione

La sfida per il settore vitivinicolo italiano è chiara: ridurre la dipendenza dal mercato americano diversificando le destinazioni. Un processo che, come sottolinea Pantini, «richiede tempi medio-lunghi e investimenti mirati».

La crescita modesta del primo semestre 2025 è un campanello d’allarme che arriva in un momento già delicato per i consumi interni, in rallentamento da alcuni anni. Per le aziende italiane è tempo di guardare oltre i mercati consolidati, puntando su nuove aree geografiche prima che sia troppo tardi.

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