La cooperativa altoatesina presenta quattro etichette coltivate tra 500 e 800 metri, primo capitolo di un progetto stilistico
Cantina Bozen ha presentato “I Bianchi di Altitudine”, una selezione di quattro vini che rappresenta il primo tassello di un percorso stilistico più ampio pensato per raccontare l’identità vitivinicola dell’Alto Adige.
I quattro protagonisti dell’altitudine
La gamma comprende quattro etichette che sfruttano le diverse fasce altimetriche della regione. Il Hochkofler Riesling nasce da vigneti posti a 500 metri tra Bolzano e la Valle Isarco, mentre il Liebrain Silvaner cresce a 600 metri sempre in Valle Isarco. Più in alto troviamo il Gewürztraminer Ceslar, coltivato tra 500 e 700 metri sopra Bolzano, e il Puntscheit Kerner, le cui uve maturano tra i 600 e gli 800 metri di quota.

Questa diversificazione altimetrica non è casuale: ogni fascia offre condizioni microclimatiche specifiche che influenzano profumi, acidità e struttura dei vini. Le maggiori escursioni termiche e la prolungata esposizione solare delle quote più elevate favoriscono lo sviluppo di aromi complessi e una naturale freschezza.
Una cooperativa con radici profonde
Cantina Bozen nasce nel 2001 dalla fusione di due storiche cooperative: Gries, fondata nel 1908, e Santa Maddalena, del 1930. Oggi conta 224 soci viticoltori che gestiscono complessivamente 350 ettari di vigneto, rappresentando una fetta significativa del panorama cooperativo altoatesino.
Dal 2018 la cantina opera in una sede completamente rinnovata in via San Maurizio, alle porte di Bolzano. L’edificio, progettato su cinque livelli sotterranei, richiama nella forma una foglia di vite ed è stato pensato per la vinificazione per gravità. La struttura ha ottenuto le certificazioni CasaClima Wine e Okoinstitut Alto Adige, attestando l’impegno verso sostenibilità ed efficienza energetica.
Il territorio e la filosofia produttiva
L’enologo Stephan Filippi segue i soci nelle scelte agronomiche, puntando su un approccio che unisce tradizione e precisione tecnica. «Attraverso questi vini raccontiamo l’identità di un territorio», spiega, riferendosi alla vocazione naturale dell’Alto Adige per la viticoltura di montagna.

Il direttore Matthias Messner ha delineato la strategia aziendale, posizionando Cantina Bozen come ambasciatrice del territorio altoatesino. I “Bianchi di Altitudine” rappresentano solo l’inizio di un progetto più articolato che proseguirà con altre quattro tappe: i rossi autoctoni in autunno, le nuove annate della linea Tal, i “borgognoni” altoatesini e i vini pensati per i millennials.
Un mercato in evoluzione
La scelta di puntare sui vitigni a bacca bianca riflette le tendenze del mercato enologico, dove cresce l’interesse per vini freschi e minerali. L’altitudine diventa così un elemento distintivo, capace di conferire ai vini quella tensione e quella sapidità che il consumatore moderno ricerca.
La Val d’Isarco, in particolare, si conferma un terroir ideale per varietà come Riesling e Silvaner, che qui trovano condizioni ottimali per esprimere finezza ed eleganza. Il Gewürztraminer, vitigno simbolo dell’Alto Adige, e il Kerner, incrocio tedesco ormai naturalizzato in queste terre, completano un quadro varietale che racconta la storia vitivinicola della regione.
I “Bianchi di Altitudine” di Cantina Bozen si inseriscono in un panorama enologico altoatesino sempre più attento alla valorizzazione dei microterroir e delle specificità altimetriche, elementi che stanno diventando il marchio di fabbrica della viticoltura alpina italiana.
