Due cloni di Tenuta di Bibbiano contro il cambiamento climatico

I cloni di Sangiovese VdC2 e VdM1, omologati dal Masaf, mostrano efficienza idrica superiore, salvaguardando il futuro del Sangiovese nel Chianti Classico di fronte alle sfide climatiche

Il patrimonio viticolo italiano si arricchisce di due nuovi cloni di Sangiovese, particolarmente rilevanti nell’attuale scenario di cambiamento climatico. Il Ministero dell’Agricoltura ha ufficialmente omologato i cloni VdC2 (proveniente dalla Vigna del Capannino) e VdM1 (proveniente dalle Vigne di Montornello), selezionati e sviluppati dalla storica Tenuta di Bibbiano di Castellina in Chianti (Siena).

Tenuta Bibbiano vigneti
Tenuta Bibbiano vigneti

Questa omologazione rappresenta il coronamento di un percorso pluridecennale dell’azienda toscana, dedicato alla valorizzazione genetica del Sangiovese Grosso. Particolarmente significativo è che questi cloni mostrano caratteristiche che li rendono preziosi alleati contro le sfide climatiche contemporanee.

Come ha spiegato il professor Giovan Battista Mattii dell’Università di Firenze, i due cloni presentano «un equilibrato rapporto zuccheri/antociani sebbene a bassa concentrazione zuccherina e una notevole efficienza idrica». Quest’ultima caratteristica è fondamentale nel contesto attuale, dove i fenomeni siccitosi diventano sempre più frequenti, minacciando la viticultura tradizionale.

La storia di questi cloni ha radici profonde: furono portati a Bibbiano alla fine degli anni ’50 dal leggendario “maestro assaggiatore” Giulio Gambelli, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Il clone VdC2 proviene dalla Vigna del Capannino ed è un Sangiovese Grosso, mentre il VdM1 è stato individuato nelle Vigne di Montornello, nella zona con la migliore esposizione.

Tenuta Bibbiano vigneti
Tenuta Bibbiano vigneti

«Sono particolarmente contento e orgoglioso del felice esito di questo processo ultradecennale, consapevole di aver raggiunto un importante risultato culturale ed enologico», ha dichiarato Tommaso Marrocchesi Marzi, rappresentante della quinta generazione della famiglia proprietaria di Tenuta di Bibbiano dal 1865.

In un periodo in cui il settore vitivinicolo deve confrontarsi con temperature più elevate, precipitazioni irregolari e stress idrico, l’introduzione di questi cloni rappresenta non solo un traguardo scientifico, ma anche una concreta soluzione per garantire la sostenibilità della produzione vinicola di qualità nelle zone del Chianti Classico e oltre.

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