Tra caldo record e giacenze a 42,6 milioni di ettolitri, il vino italiano riduce le rese da Nord a Sud per difendere il mercato
A fine luglio nelle cantine italiane giacevano ancora 42,6 milioni di ettolitri di vino, secondo il report «Cantina Italia» dell’Icqrf su circa 23.500 operatori. Questo stock è sceso dell’8,6% rispetto a giugno, ma resta superiore del 6,9% a quello di luglio 2025: quasi tre milioni di ettolitri in più. È in questo scenario che la vendemmia 2026 è partita, con quasi due settimane di anticipo sulla media storica, dall’Oltrepò Pavese alla Sicilia occidentale.
Il caldo estremo e la siccità hanno accelerato la maturazione delle uve in tutte le regioni vitivinicole. Ma stavolta l’anticipo generato dal cambiamento climatico si intreccia con un problema che già presente: le cantine sono piene e i consumi calano. Senza dimenticare le problematiche sul mercato legate all’export.
Le scorte pesano soprattutto al Nord
Oltre la metà del vino fermo nelle cantine italiane, il 55,9%, si trova nelle regioni del Nord. Il solo Veneto ne detiene il 24,2%, con Treviso e Verona ai primi due posti. Più della metà delle giacenze, il 55,4%, riguarda vini Dop, mentre gli Igp pesano per il 25,8%. Tra le 523 indicazioni geografiche registrate, le prime 20 concentrano il 57,6% degli stock: il Prosecco guida la classifica con 3,24 milioni di ettolitri.
A questi numeri si aggiungono 3,1 milioni di ettolitri di mosti, il 31,5% in più rispetto all’anno precedente. Le scorte arrivano al termine di un’annata 2025 di produzione stabile, 44,383 milioni di ettolitri secondo i dati comunicati dall’Italia alla Commissione europea, ma con un mercato che non riesce più ad assorbire volumi di quel tipo.
Un mercato che si è ristretto
Dal 2019 al 2025 i consumi mondiali di vino sono calati di circa il 16%, fermandosi a 19,8 miliardi di litri: lo segnala Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino dell’Unione italiana vini. Pandemia, inflazione, nuove abitudini di consumo orientate alla moderazione, concorrenza di altre bevande e ricambio generazionale dei consumatori si sono sommati negli ultimi anni.
Coldiretti segnala che l’export italiano ha perso il 7% in valore nei primi quattro mesi del 2026, con un calo del 15% negli Stati Uniti. Nel frattempo i costi di produzione salgono: secondo il Centro Studi Divulga, le tensioni legate alla guerra in Iran hanno comportato un aggravio di circa 250 euro per ettaro tra energia, fertilizzanti e materiali.

Le Regioni tagliano le rese
Di fronte a un’offerta che rischia di restare essere ancora più elevata delle richieste del mercato, diverse Regioni hanno agito prima della vendemmia. La Toscana ha approvato la riduzione delle rese produttive per Brunello di Montalcino Docg, Chianti Docg, Chianti Classico Docg e Toscana Igt, su richiesta dei rispettivi Consorzi di tutela. «La competitività del vino toscano non nasce dalla quantità prodotta», ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura Leonardo Marras.
In Abruzzo la resa massima del Montepulciano d’Abruzzo Doc scende da 150 a 135 quintali per ettaro, con 25 quintali per ettaro bloccati come riserva vendemmiale fino al 30 giugno 2028. Al 31 maggio 2026 risultavano ancora in cantina 1.084.336 ettolitri di Montepulciano Doc e circa 240.000 ettolitri di Pecorino. Anche l’Istituto marchigiano di tutela vini ha chiesto alla Regione Marche il taglio delle rese e lo stoccaggio per riequilibrare l’offerta della Doc Verdicchio dei Castelli di Jesi, portando il limite da 140 a 110 quintali per ettaro.
La Doc Delle Venezie, che si estende tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento su circa 27.000 ettari vitati, ha ridotto la resa massima del Pinot Grigio da 180 a 160 quintali per ettaro, con stoccaggio amministrativo per la quota eccedente i 130 quintali liberi. «Alla qualità dobbiamo affiancare una gestione sempre più attenta e responsabile dell’offerta», spiega il presidente del Consorzio, Luca Rigotti.
La Puglia riduce le giacenze, la Sicilia lancia l’allarme
In Puglia la vendemmia parte con almeno cinque milioni di ettolitri ancora invenduti, oltre tre milioni dei quali a marchio Dop e Igp: lo segnala Cia Puglia, denunciando un aumento rispetto ai circa quattro milioni di ettolitri dello stesso periodo dell’anno precedente. La Regione ha però già ridotto le rese per ettaro delle principali Igp rosse: dai 6,5 milioni di ettolitri di gennaio 2024 gli stock erano scesi a circa 3,7 milioni al 31 luglio 2025, secondo l’assessore regionale Francesco Paolicelli.
In Sicilia i serbatoi sono ancora carichi mentre arriva il nuovo raccolto. Confcooperative, Legacoop, Unci e Unicoop Sicilia chiedono l’attivazione della distillazione di crisi, la misura europea che consente di ritirare le eccedenze trasformandole in alcol per usi industriali. Le organizzazioni guardano anche alla vendemmia verde e a una programmazione produttiva più efficace, insieme a investimenti su internazionalizzazione ed enoturismo.
Il clima che non aspetta
Ai problemi di mercato si aggiunge un clima fuori norma. Quattro ondate di calore hanno accelerato il ciclo vegetativo della vite su tutta la Penisola, imponendo un anticipo diffuso della raccolta. In Sardegna le temperature hanno superato i 40 gradi con sbalzi di 20 gradi tra giorno e notte, spingendo diverse cooperative aderenti a Confcooperative Cagliari ad anticipare la vendemmia fino a due settimane. In Franciacorta, Berlucchi ha avviato la prima vendemmia notturna della propria storia per proteggere i lavoratori dal caldo e portare in cantina grappoli più freschi.
Nel Canavese, in provincia di Torino, l’azienda Fratelli Borsetto parla della vendemmia più anticipata a memoria d’uomo, circa 30 giorni prima della tabella di marcia consueta. In Veneto la raccolta è partita con otto-dieci giorni di anticipo, con una produzione regionale attesa stabile o in leggero calo rispetto ai 14,7 milioni di quintali del 2025. In Toscana, tra Maremma e Chianti, gli anticipi sono compresi tra 7 e 15 giorni, con quantità generalmente più contenute ma uno stato sanitario delle uve giudicato buono quasi ovunque.
Un raccolto che si allunga per mesi
Coldiretti stima che la vendemmia 2026 si protrarrà per quasi cinque mesi, dalle prime basi spumante di fine luglio alle uve tardive dell’Etna, attese tra metà settembre e novembre. Il settore vitivinicolo italiano conta circa 241.000 imprese viticole su 681.000 ettari coltivati, per un fatturato vicino ai 14 miliardi di euro.
Il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, ex ministro dell’Agricoltura, ha scritto al ministro Francesco Lollobrigida per chiedere una gestione più mirata dell’offerta, proponendo di orientare le nuove superfici vitabili verso le denominazioni con reali prospettive di crescita e di facilitare l’estirpo o la riconversione dei vigneti meno competitivi.
