Daniele Accordini ha contribuito a plasmare uno dei modelli cooperativi più solidi della Valpolicella ora lascia la scena
C’è un momento, nella storia di una cantina, in cui ci si accorge che dietro certi vini non c’è solo la vigna o il territorio, ma anche una persona. Nel caso di Cantina Valpolicella Negrar, situata a Negrar di Valpolicella, in provincia di Verona, quella persona risponde al nome di Daniele Accordini, entrato in azienda nel 1988 e uscito nel 2026 con il titolo di direttore generale — e con qualcosa di più difficile da misurare: un’identità produttiva costruita nel tempo.
Una cooperativa, un progetto di lungo respiro
Cantina Valpolicella Negrar nasce dalla tradizione cooperativa veneta, uno di quei sodalizi tra viticoltori che nel tempo ha saputo trasformarsi in qualcosa di più strutturato e ambizioso. Non è scontato per una cooperativa riuscire a competere ai massimi livelli qualitativi, in Italia e sui mercati internazionali, senza perdere il legame con i soci e con il territorio.
È in questo contesto che il lavoro di Accordini ha preso forma: prima come direttore tecnico, poi come direttore generale, per oltre trent’anni. Un arco di tempo lungo abbastanza da vedere cambiare completamente il panorama del vino italiano.

Innovazione senza perdere la bussola
Quando Accordini arrivò a Negrar, la tecnologia in cantina stava cominciando a trasformare il modo di fare vino. Lui ha accompagnato quella trasformazione, investendo in ricerca e ammodernamento delle strutture, ma senza mai perdere di vista quello che conta davvero in una denominazione come la Valpolicella: il valore della materia prima e la specificità dei singoli vigneti.
Sotto la sua guida, la cantina ha lavorato sulla valorizzazione dei cru e ha sviluppato i progetti legati all’appassimento — la tecnica che sta alla base di Amarone e Recioto, i vini simbolo di questa zona. Un lavoro di precisione, che ha richiesto anni di sperimentazione e una visione chiara su dove si voleva arrivare.
Il territorio come punto fermo
In un settore spesso tentato dalla standardizzazione, puntare sull’identità territoriale non è una scelta banale. Accordini ha contribuito a fare della Valpolicella non solo una denominazione, ma un riferimento culturale e produttivo riconoscibile.
Questo si è tradotto anche in un impegno che andava oltre i confini della cantina: incarichi istituzionali nel mondo enologico, partecipazione attiva al dibattito tecnico e culturale del settore, con un’attenzione particolare ai temi della qualità e della sostenibilità. Un approccio che ha dato alla cooperativa una credibilità difficile da costruire e ancora più difficile da mantenere.

Cosa rimane
Il presidente Giampaolo Brunelli e la vicepresidente Alessia Ceschi hanno salutato la fine del mandato di Accordini con parole che parlano di metodo e visione trasmessa, oltre che di risultati. È il segnale che quanto costruito in questi anni non dipende da una singola figura, ma è diventato patrimonio condiviso.
Per chi beve un Amarone di Negrar, tutto questo rimane sullo sfondo — invisibile, ma presente. Come spesso accade con il lavoro fatto bene.
