Un viaggio tra vitigni autoctoni, sostenibilità e territori che raccontano un’identità enologica unica nel Mediterraneo
Ci sono posti dove il vino non è solo vino. È terra, storia, scelte. La Sicilia è uno di questi. Per farla scoprire è stato organizzato dal Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia un tour, Sicilia DOC Collection, di tra giorni. L’occasione per far conoscere al mondo, attraverso i giornalisti presenti, che quest’isola ha una storia da raccontare in ogni bicchiere.
Un simposio per ripensare il futuro
Anche in Sicilia si parla di sostenibilità della viticoltura e della cantina. A Villa Zito si è tenuto SOStain, un simposio sulla sostenibilità. Niente slogan, ma confronti concreti: come si comunica davvero la sostenibilità senza cadere nel greenwashing? Come si misura scientificamente l’impatto ambientale di un vigneto? Agricoltura di precisione, tutela della biodiversità, modelli di business rigenerativi. Parole che qui diventano pratiche quotidiane nelle cantine dell’isola.

I tre pilastri e i vitigni dimenticati
A Palazzo Branciforte, nel centro di Palermo, la vera ricchezza della Sicilia si è messa in mostra, consentendo di “scoprire” i vitigni autoctoni siciliani attraverso due masterclass. La prima si è concentrata sui “tre pilastri” – Grillo, Catarratto (chiamato anche Lucido) e Nero d’Avola – che rappresentano l’identità della DOC Sicilia. che mostrano tutte le potenzialità di queste uve, dalla freschezza e mineralità del Grillo, alla struttura ed eleganza del Nero d’Avola.
La seconda ha svelato il tesoro nascosto: Perricone, Frappato e altri vitigni meno conosciuti ma altrettanto affascinanti. Qui il lavoro dei produttori emerge con chiarezza: recuperare varietà quasi dimenticate e dar loro una voce contemporanea.
Tra Camporeale e Piana degli Albanesi
Il territorio è all’origine di tutto, perché il vino nasce in campagna. Le campagne della provincia di Palermo, tra Camporeale e Piana degli Albanesi sono ricche di vigneti che si aprono su paesaggi dove il tempo sembra essersi fermato; con cantine dove si respira la fatica e la passione di chi lavora la terra con vini che raccontano il territorio.

Export che guarda all’Europa
Questo evento è stato l’occasione per affrontare la situazione attuale del mercato del vino. L’export italiano del vino ha toccato gli 8,1 miliardi di euro nel 2024, con oltre 22 milioni di ettolitri spediti all’estero. La Sicilia sta consolidando la propria presenza anche in mercati europei come Bulgaria, Romania, Finlandia e Spagna. Paesi diversi tra loro – dai mercati nordici dove il vino italiano è sinonimo di qualità mediterranea, a quelli dell’Est Europa in crescita – ma tutti accomunati da un interesse crescente per le denominazioni italiane di carattere.
Un mosaico che funziona
«La Sicilia è un mosaico straordinario», ci ha detto Camillo Pugliesi, direttore del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia. E in effetti lo è: vigneti che vanno dalla costa all’entroterra, vitigni che esprimono stili completamente diversi, produzioni che vanno dal fresco immediato ai rossi complessi e longevi. Non è questione di dimensioni, ma di profondità.
Un evento che ha permesso di iniziare a capire questo «continente enologico», perché qui c’è molto di più di quello che arriva sullo scaffale. C’è un’identità che si sta costruendo con pazienza, bottiglia dopo bottiglia.
