La cooperativa siciliana cresce del 30% e conquista l’Europa. Il segreto? Viticoltori pagati bene che restano sulla loro terra
Il mondo del vino siciliano molto attivo in questo periodo, in vigna, in cantina e sul mercato. In particolare la cooperativa Colomba Bianca sta creando un modello che funzionando bene: più bottiglie prodotte, più mercati conquistati, e soprattutto – dettaglio non scontato – contadini pagati meglio della media regionale.
L’ultima vendemmia
Quest’anno la cooperativa ha raccolto 330.000 quintali di uve, 50.000 in più rispetto al 2024. Un aumento che si traduce in un +30% di vino imbottigliato. Non male per un territorio dove le vigne soffrono la scarsità d’acqua e le infrastrutture non brillano certo per efficienza.
I 5.000 ettari coltivati dai soci sono sparsi in zone dove la resa è naturalmente bassa. Qui non si punta sulla quantità, ma sulla qualità dell’uva. Una scelta che, a quanto pare, i mercati stanno premiando.

Estero, il mercato di riferimento
Buona parte della produzione viaggia fuori dall’Italia. Colomba Bianca è tra le cantine italiane selezionate dalla grande distribuzione europea, che opera con standard rigidi in ogni fase della filiera. Giuseppe Gambino, direttore vendite, parla di “milioni di bottiglie” che superano i confini nazionali.
La cooperativa lavora molto sul biologico, seguendo una tendenza che piace sempre di più ai consumatori del Nord Europa.
Il modello cooperativo (che non è scontato)
Dino Taschetta, presidente della cooperativa, sottolinea un punto: «Paghiamo i soci ai massimi livelli della categoria». È un dettaglio importante, perché spesso nel vino italiano il guadagno si concentra a valle, non nei campi.
L’enologo Mattia Filippi parla di ispirarsi alle cooperative dell’Alto Adige e della Champagne, dove la collaborazione tra produttori è la norma. In Sicilia, dice, questa mentalità è «meno comune». Tradotto: c’è più competizione che sinergia, e questo non aiuta a posizionare i vini siciliani dove meriterebbero.
Se siete curiosi di provare vini che arrivano da un sistema che funziona – dove chi coltiva viene pagato e resta sulla terra – vale la pena cercare le etichette di questa cantina. Non aspettatevi prezzi stracciati: la qualità si paga, e qui c’è una filiera da sostenere.
Il punto interessante è che dietro quella bottiglia c’è un figlio di viticoltore che ha scelto di restare a lavorare la vigna, anziché emigrare. In un Paese dove l’abbandono delle campagne è un problema reale, è un risultato che conta quanto i numeri di vendita.
