L’impatto della crisi in Medio Oriente mostra le debolezze del sistema Italia. Sono necessarie nuove fonti rinnovabili
Difficile mettere nero su bianco i pensieri di questi giorni. Credo che molti si riconoscano nel mio stato d’animo, quello di spettatore impotente. Ogni alba, da un po’ di tempo a questa parte, è scandita da un evento che destabilizza un ordine mondiale che ha dimostrato negli ultimi anni più di una fragilità.
Questo è un sito di enogastronomia, la geopolitica dovrebbe essere un elemento “estraneo” a questo contesto, ma purtroppo non è così. Viviamo in un mondo solo all’apparenza grande, in realtà siamo più interconnessi di quanto immaginiamo. La teoria del caos che diceva che il battito d’ali di una farfalla in un luogo possa innescare una serie di eventi che culminano in una tempesta in un altro luogo non è per niente sbagliata.
La guerra in corso tra USA/Israele contro l’Iran sta destabilizzando il Medio Oriente. Come immediata conseguenza a livello globale c’è stata una forte instabilità sui mercati di tutto il mondo e un aumento del petrolio e degli altri prodotti che arrivano da quell’area. Per l’Italia si è tradotto subito in un aumento del prezzo del carburante, poi sarà il turno della bolletta energetica e questo provocherà un aumento dei costi sostenuti da tutta la filiera agroalimentare italiana.
È un gioco di concatenazioni che mette i consumatori italiani sotto scacco. Impotenti nel subire decisioni che arrivano dall’alto, decisioni che influiscono in modo diretto sulla vita di popoli non molto lontani da noi e sulla nostra con effetti non sempre prevedibili, soprattutto se il conflitto dovesse proseguire nel tempo. Gli economisti si sono già messi al lavoro per calcolare quanto potrebbe costare a famiglia questa guerra, le prime stime parlano di un aumento della spesa energetica di 166 euro con previsioni che arrivano a oltre 300, ma se il conflitto si dovesse ampliare questi numeri andrebbero rivisti al rialzo. Un primo effetto lo si è già visto con il prezzo dei carburanti al distributore che è già aumentato. Un domino che fa male a tutti perché il rischio che l’aumento del costo dell’energia inneschi una spirale inflazionistica è reale.
L’Italia sta, ancora, pagando la mancanza di politiche energetiche pluriennali pensate per renderci sempre più autonomi dall’importazione di elettricità, petrolio e gas naturale. Siamo da anni, nonostante le tecnologie fossero disponibili, alla mercé dei capricci della geopolitica. Solo il 5,2% delle aziende agricole italiane fa uso di fonti rinnovabili autoprodotte. Un dato che dovrebbe far pensare. Ci sono margini per migliorare l’efficienza energetica di tutto il sistema, permettendo un allontanamento dall’energia da fonti fossili che sta zavorrando tutta l’economia italiana. Purtroppo per farlo serve tempo, politiche energetiche chiare che affrontino il problema operando nel medio e lungo periodo, altrimenti se ci si ostina solo a tappare buchi la schiavitù energetica dell’Italia non avrà mai fine.
