Alla scoperta della Spergola, antico vitigno di Reggio Emilia: dalle origini medievali alla rinascita tra metodo classico e Charmat
Vitigno antico e per lungo tempo marginale, la Spergola rappresenta oggi una delle espressioni più riconoscibili della viticoltura della provincia di Reggio Emilia. Coltivata quasi esclusivamente sulle sue colline, è una varietà a bacca bianca documentata già nel Medioevo e sopravvissuta a secoli di trasformazioni agricole grazie al forte legame con il territorio. Dopo una fase di quasi abbandono nel Novecento, la Spergola è stata recuperata a partire dagli anni Ottanta e ha trovato nella spumantizzazione la sua vocazione più convincente.
Caratteristiche agronomiche e vocazione spumantistica
Dal punto di vista agronomico, questo vitigno è caratterizzato da una buona vigoria e da una maturazione piuttosto tardiva. L’uva conserva livelli di acidità naturalmente elevati, anche in annate calde, e questo elemento ne determina il profilo enologico. Il vino base risulta teso, fresco, con una struttura leggera ma non esile, qualità che si prestano in modo naturale alla rifermentazione. Non a caso, la versione spumante è oggi la tipologia più diffusa e identitaria e costituisce un’alternativa originale e di nicchia all’inflazione del miliardo di bottiglie di prosecco.

I metodi di produzione: Charmat e Metodo Classico
La Spergola spumantizzata viene prodotta sia con metodo Charmat sia con metodo classico. Nel primo caso si ottengono vini immediati, giocati su note agrumate, di mela verde e fiori bianchi, con una bollicina fine e una beva agile. Il metodo classico, invece, valorizza la capacità del vitigno di reggere soste prolungate sui lieviti, restituendo profili più complessi, con sentori di crosta di pane, erbe secche e una mineralità marcata, spesso accompagnata da una chiusura asciutta e verticale.
Nel panorama enologico emiliano, dominato storicamente dal Lambrusco, la Spergola spumante rappresenta un contrappunto significativo. Non è un vino di potenza, né di opulenza, ma di equilibrio e precisione, capace di interpretare la cucina locale in modo trasversale: dagli antipasti ai piatti di pesce, fino ai formaggi freschi.
La rinascita e le prospettive di crescita
Tra i protagonisti della sua riscoperta, che racconta una storia di identità territoriale e di coerenza stilistica in cui la modernità passa attraverso la valorizzazione di un vitigno profondamente radicato nel passato, va certamente citato in primo luogo Giorgio Monzali. Con la carica di presidente del piccolo Consorzio di Produttori della Spergola si diede molto da fare per valorizzare il vitigno e il suo vino, promuovendo una visione comune e un possibile marchio collettivo non solo per far conoscere il vino, ma anche il turismo enogastronomico locale.

In qualità di rappresentante della compagnia, Monzali ha sottolineato il valore qualitativo della Spergola anche in concorsi enologici, affermando che il vitigno produce vini di qualità e non ha nulla da invidiare ad altri vitigni italiani e internazionali maggiormente noti ed è intervenuto pubblicamente sul tema dell’estensione della zona di produzione in nuove porzioni della collina reggiana. L’attuale superficie coltivata, poco più di 200 ettari, è decisamente troppo limitata e sono necessarie sinergie tra Comuni e produttori per sostenere e dare un futuro alla viticoltura locale.
L’azienda agricola della famiglia Monzali sorge sulle colline di Scandiano e comprende, oltre a zone destinate a seminativo e bosco, cinque ettari di vigneti di Spergola, coltivati su terreni ricchi di argilla e gesso, lo stesso terroir che si trova in Francia nella Champagne, terreni particolarmente vocati alla viticoltura. Le sue uve sono conferite alla Venturini Baldini, una nota e storica azienda con sede nella vicina località di Quattro Castella, proprietaria tra l’altro di un elegante relais con ristorante in una villa d’epoca in mezzo alla proprietà. Alcune bottiglie in numero limitatissimo sono spumantizzate con metodo classico e etichettate come Spergola della famiglia Monzali, una rarità da assaggiare.
