Pechino colpisce l’export lattiero-caseario europeo in risposta ai dazi UE sulle auto elettriche: a rischio la crescita italiana
Mentre in Europa si stavano facendo gli ultimi acquisti natalizi, la Cina, con una decisione a sorpresa, decideva di aprire un nuovo fronte nella guerra commerciale con l’Europa introducendo dazi fino al 42,7% sui nostri formaggi. Dal 23 dicembre, mascarpone, gorgonzola, mozzarella e altri latticini europei costeranno molto di più sul mercato cinese. Una batosta che arriva proprio nel momento sbagliato.
Perché proprio i formaggi?
Non è un caso. Pechino risponde così ai dazi che l’Europa ha imposto sui veicoli elettrici cinesi, arrivati fino al 45%. Il meccanismo è chiaro: tu colpisci le mie auto, io colpisco i tuoi formaggi. Nel mezzo ci finiscono i produttori e, alla lunga, anche noi consumatori.
Il ministero del Commercio cinese ha avviato un’indagine lo scorso agosto, concludendo che i sussidi europei ai produttori lattiero-caseari hanno danneggiato l’industria locale. Bruxelles ha definito queste accuse “ingiustificate” e ha già portato il caso all’Organizzazione Mondiale del Commercio.

L’Italia perde un mercato in crescita
Per i produttori italiani la notizia è particolarmente amara. Negli ultimi cinque anni le esportazioni di formaggi verso la Cina sono triplicate, raggiungendo 71 milioni di euro nel 2024, con un aumento del 207% rispetto al 2020. Numeri ancora piccoli rispetto ad altri mercati, ma con un potenziale enorme.
La Cina non è autosufficiente nella produzione di latticini e ha mostrato un crescente interesse per i prodotti di alta qualità, proprio quelli in cui l’Italia eccelle. I formaggi freschi come mascarpone e burrata stavano conquistando i consumatori cinesi. Dopo il vino, i formaggi sono il secondo prodotto agroalimentare italiano più esportato in Cina, con un totale di oltre 600 milioni di euro di export alimentare nel 2024.
Chi ci rimette di più
La Francia, maggiore esportatore europeo di latticini verso la Cina, sarà il paese più colpito. Ma anche Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Spagna sentiranno gli effetti. I dazi variano: le aziende che hanno collaborato all’indagine cinese pagheranno il 28,6%, le altre il 42,7%.
Assolatte parla di “rischio paralisi” per le imprese italiane del settore, già alle prese con un mercato difficile. Confagricoltura definisce le misure “inaccettabili” e teme che una barriera all’export possa far affluire più prodotti sul mercato interno europeo, comprimendo ulteriormente i margini delle aziende.
Cosa succede ora
Per il momento i dazi sono provvisori. La decisione definitiva arriverà a febbraio 2026, quando l’indagine cinese si concluderà formalmente. Nel frattempo, la Commissione Europea sta preparando le sue contromosse e ha già contestato la legittimità dell’azione cinese.
Il problema di fondo resta: in un mondo sempre più interconnesso, le guerre commerciali non colpiscono solo i governi o le grandi industrie. Colpiscono i produttori che hanno investito per conquistare nuovi mercati e, alla fine, anche noi che mangiamo. Quando il gorgonzola diventa un’arma di ritorsione commerciale, è chiaro che qualcosa non funziona.
