Guerra in Iran: fino a 200 euro di costi in più per ettaro

Coldiretti stima i danni del conflitto: fertilizzanti +40%, gasolio +70%. A Firenze la richiesta di un piano europeo straordinario

Un mese di guerra in Iran è bastato per far lievitare i costi di produzione agricola fino a 200 euro a ettaro. A calcolarlo è il Centro Studi Divulga di Coldiretti, che il 1° aprile ha radunato oltre 4.000 agricoltori al Pala BigMat di Firenze per chiedere all’Europa misure di emergenza. Sul tavolo i numeri di una crisi che tocca ogni comparto: dall’olio d’oliva ai cereali, dalla zootecnia al florovivaismo.

La mobilitazione si è tenuta alla presenza del presidente nazionale Ettore Prandini, del segretario generale Vincenzo Gesmundo, del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del presidente di Coldiretti Toscana Letizia Cesani. In esposizione, i settori del Made in Italy più esposti alle tensioni geopolitiche.

I numeri settore per settore

L’olio d’oliva è il comparto più colpito: in un solo mese i costi sono saliti di 205 euro a ettaro di uliveto. Per i cereali l’incremento medio oscilla tra 65 e 80 euro a ettaro, con punte fino a 200 euro per il mais — un rincaro che si scarica anche sugli allevamenti, visto che il mais è la base dell’alimentazione del bestiame. Produrre una tonnellata di latte costa 40 euro in più rispetto a prima del conflitto; nel comparto suinicolo il costo aggiuntivo è di circa 25 euro a capo allevato.

Anche i frutteti registrano aumenti fino a 35 euro a tonnellata. Vino e florovivaismo non fanno eccezione.

Trattori al lavoro
Trattori al lavoro

Fertilizzanti e gasolio: la doppia stretta

La voce che pesa di più è quella dei fertilizzanti. L’urea ha raggiunto 815 euro a tonnellata — 230 euro in più rispetto a fine febbraio, pari a un incremento del 40% in quattro settimane, a livelli che riportano alla memoria il 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina. Il nitrato ammonico ha toccato 500 euro a tonnellata, quasi 100 euro in più in un mese (+21%).

Il gasolio agricolo ha fatto ancora peggio: da circa 0,85 euro al litro a 1,38 euro al litro, con aumenti superiori a quelli registrati per il diesel ordinario e picchi segnalati in Sicilia e Puglia. Coldiretti ha presentato denuncia in Procura e alla Guardia di Finanza per speculazione. Poiché l’88% dei prodotti alimentari viaggia su gomma, gli aumenti di trasporto rischiano di trasferirsi in tempi rapidi sui prezzi al consumo.

Prandini: «Servono risorse straordinarie come nel Covid»

Il presidente di Coldiretti è andato dritto al punto. «Stiamo attraversando una crisi con un innalzamento dei costi esponenziale», ha dichiarato Ettore Prandini a margine dell’assemblea di Coldiretti Toscana. «Basti pensare che sull’agricoltura siamo arrivati a toccare punte del più 70% sul gasolio agricolo, ma anche per quanto riguarda i fertilizzanti e alcuni settori energetici».

La richiesta non è rivolta al solo Governo italiano: «L’azione forte che dobbiamo mettere in campo è un intervento di carattere europeo, esattamente come è successo durante il Covid. Servono risorse straordinarie a sostegno dei settori produttivi: vale per l’agricoltura, vale per qualsiasi altro comparto». Prandini ha aggiunto un avvertimento sul fronte delle forniture: nel settore dei fertilizzanti, ha spiegato, l’Italia rischia non solo aumenti di prezzo ma una vera e propria indisponibilità del prodotto nelle fasi di concimazione, con riflessi diretti sulla capacità produttiva delle aziende.

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti
Ettore Prandini, presidente di Coldiretti

La posizione del Ministero e il nodo europeo

Il ministro Lollobrigida ha ricordato che l’Italia mantiene agevolazioni sul gasolio agricolo per oltre un miliardo e mezzo di euro e ha annunciato ulteriori interventi «nelle prossime ore». Sul fronte europeo, ha riferito che l’Italia ha guidato all’ultimo Consiglio Agrifish la richiesta di sospendere gli aumenti sui fertilizzanti e di rivedere alcune scelte regolatorie che «impongono al modello produttivo sacrifici insostenibili».

Coldiretti ha però alzato il tiro nei confronti di Bruxelles, accusando la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen e alcuni commissari di aver «scaricato sui singoli Paesi il compito di affrontare una crisi che rischia di mettere in ginocchio interi comparti produttivi». Il messaggio è netto: «L’Europa deve dimostrare di esistere economicamente e soprattutto politicamente».

Olio straniero e fondi Pac: i dossier aperti

A margine dell’emergenza legata al conflitto, Coldiretti ha rilanciato anche il dossier sull’olio d’importazione a basso costo: nel 2025 gli acquisti di olio straniero low cost sono cresciuti del 50%. Dal 1° marzo è in vigore l’obbligo di registrare nel Registro Telematico della Tracciabilità la natura degli oli in regime di traffico di perfezionamento attivo, misura voluta da Coldiretti e Unaprol per colmare un vuoto che rischiava di compromettere la trasparenza del mercato.

Sul fronte della Pac, il Governo è riuscito a recuperare 10 miliardi di fondi della Politica agricola comune che la Commissione Ue aveva messo in discussione. Una boccata d’ossigeno, ma che da sola non basta a tamponare una crisi che si aggrava settimana dopo settimana.

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