Donne del Vino 2026: cibo, identità e futuro

Vino e cibo come diritto, non solo piacere: Le Donne del Vino tornano con l’11ª edizione delle Giornate, fino al 15 marzo in tutta Italia

Due ingredienti semplici, quasi banali. Eppure nell’immagine scelta per l’edizione 2026 de Le Giornate delle Donne del Vino, broccoli e spaghetti diventano tutt’altro: sono il filo conduttore di un racconto che intreccia sostenibilità, identità culturale e ruolo delle donne nel mondo del vino italiano.

Il logo è firmato da Federica Cecchi, architetta e wine designer toscana: due figure femminili che danzano avvolte in abiti vegetali, con uno spaghetto dorato che le unisce. Non una ricetta. Una metafora.

Un tema che va oltre il calice

In questi giorni, fino al 15 marzo, in tutta Italia si moltiplicano degustazioni, incontri, tavole rotonde e momenti di confronto organizzati dalle delegazioni regionali dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. Il tema scelto per quest’anno è “Donne, Vino, Cibo”.

Non è una scelta neutra. In un momento in cui tensioni internazionali e instabilità geopolitica riportano al centro il tema dell’accesso alle risorse, scegliere il cibo come filo conduttore significa prendere una posizione. Il cibo non è solo piacere: è nutrimento, diritto, responsabilità verso i territori e le comunità che li abitano.

Daniela Mastroberardino, presidente dell’associazione, lo dice chiaramente: parlare di cibo oggi significa parlare di equità e di futuro, non solo di convivialità.

Donne Vino Cibo logo 2026
Donne Vino Cibo logo 2026

Chi sono Le Donne del Vino

Fondata nel 1988, l’associazione è la più grande al mondo dedicata all’enologia femminile. Conta oggi oltre 1.250 associate tra produttrici, sommelier, enotecarie, ristoratrici, giornaliste e consulenti. È presente in tutte le regioni italiane e partecipa a un forum internazionale che coinvolge dodici associazioni estere.

Tra i progetti attivi: D-Vino, che porta l’educazione al vino negli istituti alberghieri e turistici italiani; Essenze di Vite, con formazione gratuita per giovani donne selezionate in collaborazione con gli stessi istituti; campagne contro la violenza di genere e studi sul gender gap in cantina.

Dati che sorprendono

Le aziende vitivinicole guidate da donne sono ancora una minoranza, ma i numeri raccontano una storia diversa da quella che ci si potrebbe aspettare. Coltivano circa il 21% della superficie agricola utilizzata nel settore, ma producono il 28% del PIL agricolo. Un divario che parla di efficienza e di scelte strategiche precise.

Le imprese femminili si distinguono per una presenza più alta di vini DOC e DOCG, una propensione marcata all’export, un’attenzione strategica a marketing ed enoturismo e una percentuale superiore di vigneti biologici o in conversione. Mostrano anche maggiore resilienza nei momenti di crisi e livelli di formazione mediamente più alti rispetto alla media del settore.

Un modello di leadership che privilegia la collaborazione sul controllo verticale: meno orchestra sinfonica con un unico direttore, più ensemble jazz dove ogni voce conta ma il valore nasce dall’armonia collettiva.

Il mosaico social

Accanto agli eventi fisici, l’edizione 2026 punta su un progetto digitale corale. Tutte le associate sono state invitate a farsi fotografare con un prodotto simbolo del proprio territorio, con l’obiettivo di costruire un mosaico visivo sui canali social dell’associazione: volti, calici e prodotti locali come narrazione collettiva dell’Italia del gusto.


Tutti gli appuntamenti delle Giornate delle Donne del Vino 2026 sono disponibili su www.ledonnedelvino.com

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