Un weekend per scoprire 280 cantine, molte delle quali sono piccole realtà fuori dai grandi giri della distribuzione
Dal 22 al 24 novembre a Piacenza la terza edizione della sua Fiera dei Vini. Un appuntamento che si inserisce in un movimento più ampio, quello dei piccoli produttori che stanno dimostrando come sia possibile fare vini interessanti senza sottostare alle logiche dei grandi numeri.
I numeri parlano chiaro
Duecentottanta aziende vitivinicole, con un incremento del 38% rispetto all’edizione 2024. Non solo Italia: accanto alle cantine di casa nostra arrivano produttori da Austria, Francia, Georgia, Slovenia, e quest’anno per la prima volta anche da Cile, Spagna e Ungheria. Piacenza Expo mette a disposizione 40.000 metri quadrati di spazi espositivi, a pochi minuti dall’autostrada A1.

La formula è quella collaudata della mostra mercato: degustazioni libere, incontri diretti con i produttori, possibilità di acquisto. Il biglietto d’ingresso a 25 euro (15 per chi ha convenzioni con le associazioni di settore) include il calice da degustazione. Per chi vuole approfondire, sei masterclass a pagamento con esperti del calibro di Luigi Fenoglio, Antonello Maietta, Vito Intini e Roberto Donadini.

Cosa c’è in fiera oltre al vino
Accanto ai banchi d’assaggio, Piacenza propone un’area food con specialità regionali: tartufo, polenta, prodotti di montagna e i salumi DOP del Consorzio Salumi Piacentini. Luigi Caricato, direttore di Olio Officina, guida un tasting dedicato all’olio extravergine (5 euro), mentre le masterclass sul vino costano 15 euro.
Sabato 22 novembre alle 14, nell’arena centrale, l’Associazione Nazionale Città del Vino presenta le iniziative dei comuni vitivinicoli dell’Emilia-Romagna. Confermata anche la rassegna “Filari di Libri”, con incontri quotidiani alle 15 e alle 16. Sabato alle 17 si presenta “Camera con vigna” di Vincenzo D’Antonio, domenica alle 17.30 è il turno di “Un territorio di…Vino” di Robert Gionelli, guida alle cantine dei Colli Piacentini.
Il pubblico cerca l’autenticità, vuole conoscere chi produce, capire da dove viene quello che beve. I grandi marchi non bastano più: servono storie, volti, territori riconoscibili. Le realtà vitivinicole di piccole dimensioni e legate al territorio offrono esattamente questo. E le fiere diventano il luogo dove questo incontro può avvenire nel modo più diretto possibile.
