Vignaiolo, enologo e artista: la stessa emozione

L’incontro con la gallerista Annalisa Ghella di Neive apre una riflessione su arte, vigna e cantina come mestieri dell’emozione

Un recente incontro con Annalisa Ghella, una gallerista di Neive, ha risvegliato in me alcune velleità artistiche. Ma non preoccupatevi: non produrrò nessuna opera che, se dovesse essere vista, possa in qualche modo essere paragonata alla poesia Vogon. Le mie velleità sono durate il tempo di qualche riflessione sul ruolo dell’artista, del vignaiolo e dell’enologo.

Un artista è una persona dotata di particolare sensibilità e della capacità di vedere qualcosa prima degli altri. Capace di fissare su una tela, in una scultura, in una foto o nelle parole un momento, una visione, un’emozione.

Quando si ha il tempo necessario — e magari qualche suggerimento, specialmente nell’ambito dell’arte contemporanea — per osservare l’opera di un artista, si può riuscire a capire le emozioni che l’hanno portato a crearla. La scelta dei materiali, la tecnica usata, l’idea possono essere capiti e apprezzati. Quell’incontro crea un’emozione in chi guarda.

vino arte

Ora qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entrino il vignaiolo e l’enologo con tutto questo.

Beh, il vino, in fondo, è anch’esso un’emozione. Se ci si avvicina a una bottiglia con il giusto spirito, con il tempo necessario — magari con qualche suggerimento — l’esperienza di degustazione diventa un’emozione. Perché il vino è scoperta, racconto, storia. È una pagina di cultura di un territorio.

Il vignaiolo si prende cura della terra e della vigna, osserva e capisce le caratteristiche del terreno, sceglie le uve migliori per esso, asseconda le stagioni e cerca di prevenire i problemi. Il suo obiettivo è portare in cantina i migliori frutti che una vigna può dare.

L’enologo, invece, come uno scultore, dall’uva grezza estrae il massimo che essa può dare. In cantina sceglie gli strumenti migliori per rispettare l’uva e il futuro vino, e ha sempre in testa ben chiaro il risultato finale.

Oggi, per fortuna, vignaioli ed enologi hanno smesso di maltrattare il territorio, cercando vitigni alloctoni ma internazionali, e tecniche di vinificazione che quasi annullavano le caratteristiche che il territorio dona al vino. C’è maggiore consapevolezza che l’autenticità paghi.

Si è capito che è il territorio l’elemento capace di cambiare un vino, farlo passare da anonimo a “capolavoro”. Si è visto che all’interno dello stesso vigneto diverse parcelle danno un vino diverso: bastano piccoli cambiamenti nell’esposizione e nella composizione del suolo per assaggiare vini differenti, pur essendo provenienti dalla stessa vigna.

Il vino porta con sé questo racconto: ci dice dove nasce, se ha vissuto bene, se l’hanno rispettato, se l’hanno capito. Nel bicchiere si deve ritrovare tutto questo, il lavoro del vignaiolo e dell’enologo condensato sotto forma di vino.

L’artista prende l’emozione e la trasforma in opera; vignaiolo ed enologo, creando il vino, lo trasformano in emozione. E siamo in molti a essere affamati di emozioni.

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