Sullavìa, il nuovo Pinot Nero di Bava da vigna singola

Bava debutta al Vinitaly 2026 con Sullavìa 2024, Piemonte Doc Pinot Nero affinato solo in acciaio dal cru Bricco Roche di Agliano

La famiglia Bava ha scelto il Vinitaly 2026 per presentare Sullavìa 2024, prima annata del Piemonte Doc Pinot Nero da vigna singola. Un vino nato da suoli calcarei ad Agliano Terme, affinato esclusivamente in acciaio, senza alcun passaggio in legno. Il progetto nasce da una scelta deliberata: confrontarsi con un vitigno internazionale esigente, cercando un risultato riconoscibile e senza mediazioni.

Il nome viene dalla geografia. «Sullavìa» è la strada che da Agliano porta a Crena, al centro della tenuta di Pianoalto: a destra finiscono i filari di Barbera, a sinistra cominciano quelli di Pinot Nero. Il nome racconta dove nasce il vino. Nient’altro.

Il cru: Bricco Roche ad Agliano Terme

La vigna si trova sulla costa che sale verso il Bricco Roche. I suoli sono calcarei e ben drenati, con un’esposizione che garantisce freschezza e tensione anche nei millésime più caldi. Sono le stesse condizioni che, in altre aree d’Italia, permettono al Pinot Nero di esprimersi con nitidezza aromatica e struttura senza pesantezza.

Sullavìa Bava
Sullavìa Bava

Paolo Bava, enologo e proprietario, spiega la scelta del sito con una nota personale: «Il rispetto profondo per la vecchia vigna di Barbera che ci aveva accolti fin dal nostro arrivo, negli anni Novanta, a Pianoalto. Un legame che ci ha portati ad attendere a lungo, lasciando che fosse il tempo a indicare il momento giusto per dare vita a un nuovo impianto su questo terreno».

L’attesa, dunque, non è stata pigrizia ma strategia. Il nuovo impianto su quella parcella è arrivato solo quando le condizioni pedoclimatiche e la maturità del progetto aziendale lo rendevano sensato.

Acciaio senza riserve

Sullavìa viene vinificato in acciaio inox con macerazione e affinato interamente nello stesso materiale. La scelta di escludere il legno non è una concessione alla moda, ma un’indicazione di metodo: il Pinot Nero esprime al meglio la pulizia varietale quando non viene sovrastato da cedro o vaniglia.

Il risultato è un rosso luminoso, dal colore vivo. Al naso il frutto è integro; in bocca la struttura è presente, la freschezza tiene. Bava descrive il vino come «armonico»: ciò che il naso promette, la bocca mantiene. È progettato per essere bevuto anche a una temperatura più fresca del solito per un rosso — un dettaglio pratico che ne orienta l’uso quotidiano senza perdere profondità.

L’etichetta e i quattro secoli della famiglia Bava

L’immagine in etichetta si ispira a un’opera dell’artista Pedro Pires, Border Series 136 3-4, scultura in metallo esposta nella cantina di Cocconato. La resa è stilizzata, nel rosso dell’iconico «casot» presente nella vigna: il piccolo edificio rurale che presidia ogni parcella del Monferrato.

L’azienda Bava coltiva la vite a Cocconato da quattro secoli. La prima cantina fu costruita nel 1911; da allora si contano 115 vendemmie e sei generazioni di conduzione familiare. Oggi la proprietà comprende 50 ettari di vigneti tra Monferrato e Langhe, più 20 ettari tra prati e boschi. La gamma spazia dalla Barbera — il vino che ha aperto i mercati internazionali all’azienda — al Barolo del cru Scarrone a Castiglione Falletto, fino al Ruché, al Moscato d’Asti, al Gavi e alla Malvasia di Castelnuovo Don Bosco.

La gestione agronomica privilegia l’inerbimento naturale tra i filari, l’eliminazione dei diserbanti e il reimpiego degli sfalci e dei tralci di potatura per mantenere la sostanza organica nel suolo.

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