Dal Vermentino di Gallura Docg al Cannonau della Barbagia, un cluster di produttori racconta i terroir sardi ai mercati esteri
Nove cantine distribuite su otto zone vitivinicole diverse, da Usini nel Logudoro fino a Giba nel Sulcis, hanno costituito Sardinia Terroirs, un’associazione di produttori con un obiettivo preciso: portare i vini autoctoni sardi sui mercati internazionali attraverso la narrazione dei singoli terroir. Il progetto opera con masterclass, fiere di settore e incoming di giornalisti, rivolgendosi ai professionisti del settore enologico.
La Sardegna dispone di oltre 20 vitigni autoctoni censiti, distribuiti su una superficie vitata complessiva di circa 27.000 ettari. I suoli variano dal granito della Gallura al basalto con disfacimento di ossidiana del Campidano oristanese, dall’argilla calcarea del Cagliaritano allo scisto granitico del Mandrolisai, fino alle sabbie del Sulcis. È su questa eterogeneità geologica che Sardinia Terroirs costruisce la propria identità: non un consorzio di denominazione, ma un gruppo di produttori accomunati dallo stile artigianale e dalla qualità riconosciuta nei concorsi internazionali.
Il Cannonau: il vitigno più antico del Mediterraneo
Il Cannonau è il vitigno a bacca nera più diffuso in Sardegna e, secondo ricerche recenti, tra i più antichi del Bacino del Mediterraneo: resti di vinaccioli risalenti a 3.200 anni fa sono stati ritrovati in diverse zone dell’isola, ridimensionando la teoria che ne attribuiva l’origine alla penisola iberica. La sua denominazione di riferimento è il Cannonau di Sardegna Doc, con le sottozone Nepente di Oliena, Jerzu e Capo Ferrato.

Nel cluster, il Cannonau è presente in tre interpretazioni territoriali distinte. Tenute Perda Rubia di Talana, in Ogliastra, lavora vigneti su piede franco allevati a cordone speronato a 2.800 ceppi per ettaro, con rese di 50 quintali per ettaro e gradazioni che raggiungono i 14,5% vol. Mario Mereu ha avviato l’azienda nel 1949 — prima cantina a imbottigliare nella provincia di Nuoro nel dopoguerra — e nel 1971 ha impiantato i primi vigneti di proprietà; dal 2014 la gestione è passata alla terza generazione. Iolei di Oliena, condotta da Antonio Puddu, produce invece il Cannonau nella sottozona Nepente di Oliena su terreni granitici, con alberello a 4.000 ceppi per ettaro e rese di 40 quintali, tra le più basse del gruppo.
Il Vermentino: dalla Gallura al Sarcidano
Il Vermentino è, insieme al Cannonau, il vitigno che definisce il panorama vitivinicolo sardo. È un bianco semi aromatico a bacca bianca la cui presenza è documentata nei nuraghi fin dal II millennio a.C. In Gallura, sull’estremo lembo nord-orientale dell’isola, cresce su terreni di disfacimento granitico ricchi di potassio, esposti alle brezze marine del nord-est: condizioni pedoclimatiche che ne determinano la Doc superiore nella sola denominazione Docg regionale, il Vermentino di Gallura Docg.
Saraja di Telti e Calangianus — condotta da Mark Hartmann con un approccio a basso intervento, filtrazioni e solforosa ridotte al minimo — porta in dote il Vermentino di Gallura Docg Superiore Kramori 2022, ottenuto da uve allevate a Guyot su suoli sabbiosi di origine granitica a 5.500 ceppi per ettaro, vendemmia manuale nell’ultima settimana di settembre, gradazione 14,5% vol. Vinicola Cherchi di Usini, nel Logudoro, produce invece il Vermentino di Sardegna Doc Tuvaoes su terreni calcareo-argillosi a 200 metri sul livello del mare, con rese di 75 quintali per ettaro. Olianas di Gergei, nel Sarcidano — prima azienda sarda con metodo BioIntegrale elaborato da Stefano Casadei — lavora il Vermentino di Sardegna Doc 2024 su suoli a disfacimento granitico a 5.600 ceppi per ettaro, con un affinamento che abbina acciaio al 70% e tonneaux al 15%.
Bovale, Carignano e il blend del Mandrolisai
Fuori dalla coppia Cannonau-Vermentino, il cluster copre tre vitigni meno noti ma altrettanto radicati nell’isola. Il Bovale — nelle varianti Bovale sardo «Muristellu» e Bovale grande — trova espressione nel Campidano di Oristano con Quartomoro di Sardegna, la cantina di Piero Cella a Marrubiu, che produce il Bovale Terralba Doc Superiore «Memorie di Vite BVL» 2021 da uve allevate ad alberello su terreni argillosi-sabbiosi con scheletro da disfacimento di ossidiana, rese di 50 quintali per ettaro e gradazione al 14% vol.
Il Carignano del Sulcis è uno dei pochi vitigni che nell’isola è sopravvissuto alla fillossera su piede franco, e nel Sulcis ha sviluppato una potenza espressiva riconosciuta a livello internazionale. Cantina Giba, fondata nel 2013 dai tre soci Giovanni Irde, Paolo Boi e dall’enologo Andres Garcia Blas, produce il G Rosso Carignano del Sulcis Doc 2022 da vigneti di 10-25 anni su sabbie e argille a 50 metri sul livello del mare, con densità tra 4.000 e 6.000 ceppi per ettaro e gradazione al 15% vol. In meno di dieci anni l’azienda ha raccolto diversi riconoscimenti nazionali.
Nel Mandrolisai, al centro dell’isola, Fradiles di Atzara produce l’Antiogu Mandrolisai Doc Superiore 2021, unica Doc sarda da uvaggio che prevede Bovale sardo al 50%, Cannonau al 30% e Monica al 20%. I vigneti storici, oltre 50 anni di età, crescono ad alberello su terreni di disfacimento granitico a 500 metri sul livello del mare, con rese tra 40 e 50 quintali per ettaro; vendemmia manuale nella prima metà di ottobre, gradazione al 15% vol.

Il Nuragus e la dimensione meridionale
Chiude il quadro Antonella Corda di Serdiana, nel Cagliaritano, con il Nuragus di Cagliari Doc 2023: vitigno a bacca bianca tra i più antichi e diffusi nel sud dell’isola, prodotto in purezza da uve Guyot su terreni marnoso-calcarei a 4.545 ceppi per ettaro, con affinamento di sei mesi in acciaio sui lieviti. Antonella Corda, che nel 2010 ha ereditato la tradizione di famiglia riconvertendola in una boutique winery, completa un’offerta che attraversa tutte le principali denominazioni dell’isola: Cannonau di Sardegna Doc, Nuragus di Cagliari Doc, Vermentino di Sardegna Doc, Mandrolisai Doc, Carignano del Sulcis Doc, Terralba Doc, Vermentino di Gallura Docg.
La superficie vitata complessiva della Sardegna conta più di 20 vitigni autoctoni su circa 27.000 ettari. Sardinia Terroirs ne rappresenta una sezione trasversale, con nove produttori che coprono otto microclimi e altrettante matrici geologiche.
