Pomodoro italiano: meno import dalla Cina, più problemi

Le importazioni cinesi calano del 76%, ma la filiera italiana deve ancora affrontare crisi idriche e difficoltà di dialogo

Il concentrato di pomodoro cinese sta abbandonando il mercato italiano. Nel terzo trimestre del 2025 le importazioni dalla Cina sono crollate del 76%, un dato che il ministro Francesco Lollobrigida ha accolto «con soddisfazione», collegandolo alle preoccupazioni sul lavoro forzato nello Xinjiang e sulle pratiche di etichettatura poco trasparenti.

Ma dietro questi numeri c’è una filiera che sta affrontando una fase critica, emersa chiaramente dal tavolo di confronto organizzato nei giorni scorsi al Masaf, il ministero dell’Agricoltura.

Un tavolo per affrontare la crisi

L’incontro, sollecitato dall’Organizzazione Interprofessionale Pomodoro da Industria Bacino Centro Sud, ha riunito tutti i rappresentanti della filiera con il sottosegretario Patrizio La Pietra. Sul tavolo, problemi concreti: l’emergenza idrica, il calo delle rese agricole dovuto alle limitazioni UE sull’uso di molecole attive in agricoltura, e soprattutto la difficoltà di dialogo tra produttori agricoli e industria di trasformazione.

Pomodori pelati
Pomodori pelati

Marco Serafini, presidente di Anicav (l’associazione degli industriali conservieri), non ha usato giri di parole: «Nel bacino Centro Sud c’è un serio problema di governance di filiera per la difficoltà di dialogo tra le parti». L’associazione ha chiesto al ministero di creare «una cornice istituzionale con regole chiare e cogenti» e una maggiore vigilanza sul rispetto dei contratti.

L’acqua che non c’è

Tra le questioni più urgenti c’è quella idrica. Il ministero ha rassicurato sulla creazione di un’infrastruttura di collegamento tra la diga di Occhito (provincia di Foggia) e quella del Liscione (provincia di Campobasso), definita «indispensabile per la sopravvivenza della coltura del pomodoro nell’areale foggiano». Il sottosegretario La Pietra visiterà nei prossimi giorni il Consorzio per la bonifica della Capitanata.

Piantagione di pomodori
Piantagione di pomodori

La battaglia contro la concorrenza sleale

Lollobrigida ha inquadrato il calo delle importazioni cinesi come una vittoria dell’equità: «La nostra non è una battaglia protezionista, ma di equità. Il problema non è l’import, ma la concorrenza sleale quando deriva da condizioni di sfruttamento o da pratiche che mascherano l’origine reale del prodotto».

Il ministro ha annunciato il rafforzamento dei controlli doganali e di tracciabilità, lavorando con l’Unione Europea per migliorare le normative sull’etichettatura d’origine ed evitare che derivati importati vengano venduti come prodotti «100 per cento italiani».

Un settore strategico in difficoltà

La filiera del pomodoro da industria rappresenta uno dei comparti più rilevanti dell’agroindustria italiana, con particolare concentrazione in Campania, dove si trova il maggior numero di imprese conserviere. Ma la campagna di trasformazione appena conclusa nel Bacino Centro Sud ha evidenziato criticità strutturali che non si risolvono solo con il calo delle importazioni dalla Cina.

Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav, ha ringraziato il sottosegretario La Pietra «per la grande attenzione dimostrata», ma ha anche sottolineato l’urgenza di interventi concreti, a partire dal sostegno agli agricoltori per compensare il calo delle rese rispetto ai competitor internazionali.

Il pomodoro italiano, come ha dichiarato Lollobrigida ringraziando Anicav e Francesco Mutti, «può guardare al futuro con fiducia». Ma prima dovrà risolvere i problemi di oggi.

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