Pircher lancia Pirgin: il London Dry dalle Alpi altoatesine

Dalla storica distilleria di Lana un gin secco che punta tutto sul ginepro, senza fronzoli né botaniche esotiche

C’è un momento preciso in cui un’azienda decide che è arrivato il tempo di entrare in un mercato che non può più ignorare. Per Pircher, distilleria altoatesina con 140 anni di storia alle spalle, quel momento è ora. E il prodotto si chiama Pirgin, un London Dry Gin che si aggiunge al catalogo di acquaviti e liquori alla frutta che hanno reso famosa questa realtà di Lana.

Il gin che l’Italia aspettava (o forse no)

Il mercato italiano del gin ha registrato nel 2024 una crescita del 15% rispetto all’anno precedente, arrivando a pesare per il 55% del comparto spirits insieme agli aperitivi alcolici. I numeri parlano chiaro: il gin è l’unico prodotto che ha fatto registrare negli anni variazioni positive, anche a doppia cifra, attestandosi sui 7 milioni di litri con un incremento del 25% in volume negli ultimi cinque anni.

Cifre che fanno gola, ma che raccontano anche di un mercato maturo, affollato, dove distinguersi è sempre più difficile. Dopo un periodo di sperimentazioni con gin eccentrici, il 2024 segna un ritorno al classico, al gin autentico che incarna il puro sapore di ginepro. Ed è proprio qui che Pircher sembra voler posizionare il suo Pirgin.

Pircher 1884 Pirgin 500ml
Pircher 1884 Pirgin 500ml

Tradizione contro trend

La filosofia è chiara: questo è un London Dry Gin dove il ginepro domina e le botaniche scelte accompagnano senza sovrastare. Niente eccessi, niente derive aromatiche. Una filosofia che suona quasi controcorrente in un’epoca in cui molti produttori hanno puntato su profili aromatici esotici per emergere.

La gradazione si ferma al 45%, un equilibrio tra la forza necessaria a un gin strutturato e la bevibilità richiesta dal consumo moderno. Il formato da 500 ml e il prezzo consigliato di 31,60 euro lo collocano nella fascia media del mercato, lontano dai premium da collezione ma anche dai gin da scaffale.

Pircher: 140 anni tra alambicchi e monasteri

La storia della distilleria Pircher inizia nel 1884, quando tra le mura del monastero teutonico di Lana venne avviata la produzione di acquavite di frutta. I fratelli Pircher, agricoltori e commercianti di frutta, rilevarono la cantina del convento dell’Ordine Teutonico e iniziarono a distillare, sfruttando una tradizione che i monaci avevano coltivato per secoli.

Oggi l’azienda è certificata ISF ed è considerata tra le distillerie più tecnologicamente avanzate d’Europa. Il prodotto di punta rimane la leggendaria acquavite di pere Williams Christ, ma il catalogo spazia tra grappe, liquori alla frutta e specialità regionali come l’acquavite di sorbo uccellatore.

Un mercato in cerca di identità

Se i numeri del gin sono positivi in Italia, in molti Paesi all’estero, a partire dal Regno Unito, il mercato del gin è in contrazione perché si è ormai saturato. Un’anticipazione di quello che potrebbe accadere anche da noi? Difficile dirlo, ma gli operatori del settore cominciano a ragionare su consolidamento piuttosto che su espansione.

I principali player super premium del mercato si aggirano intorno al milione di bottiglie annuali vendute, e la competizione si fa serrata. Molti distillatori hanno ormai quote consolidate e continuano a crescere, rendendo difficile l’ingresso di nuovi brand.

Il verdetto lo daranno i bicchieri

Pircher entra in un mercato che premia la qualità ma che è anche affollato e selettivo. L’azienda può contare su una reputazione solida costruita in oltre un secolo di attività e su una rete distributiva consolidata. Il Pirgin dovrà però dimostrare di avere qualcosa da dire in un panorama dove i consumatori sono sempre più informati ed esigenti.

La scommessa è su un ritorno alla classicità, sul ginepro come stella polare, sulla pulizia del distillato. In un’epoca di botaniche esotiche e packaging scenografici, potrebbe essere la mossa giusta o semplicemente essere un altro gin sullo scaffale. Lo scopriremo nei prossimi mesi, quando il prodotto arriverà nei locali e nelle case degli italiani.

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