In Calle della Bissa dal 1938, la Rosticceria Gislon custodisce il rito dell’ombra e del cicchetto tra baccalà, seppie e polenta
Nonostante sia a due passi dal ponte di Rialto, bisogna proprio cercarla: Calle della Bissa, un angolino nascosto di Venezia, sempre animato da una lunga coda di avventori che nelle belle giornate mangiano anche fuori, all’aperto, nella stretta calle affollata.
Il rito dell’ombra e del cicchetto
C’è infatti un modo autentico di vivere Venezia che non passa per i monumenti o i musei, ma per bacari e piccole osterie dove il tempo sembra essersi fermato. Qui si consuma un rito antico: l’ombra e il cicchetto, un’esperienza tipicamente veneziana che piace molto ai turisti e agli stranieri, attratti da una tradizione secolare. L’ombra in veneziano è semplicemente un bicchiere di vino. Il cicchetto è invece lo stuzzichino che lo accompagna, un finger food che può essere un crostino di baccalà mantecato, una sarda in saor, una polpettina, una chela di granchio e tante piccole delicatezze da mangiare in un paio di bocconi.
Il termine deriva dal latino ciccus, che significa «piccola quantità» e nacque nei bacari come accompagnamento al vino, per non bere a stomaco vuoto durante gli scambi commerciali nell’affollata zona del mercato di Rialto. Oggi questi spuntini sono diventati un’istituzione come le tapas catalane e castigliane: nel 2025, la parola cicchetto è entrata nel dizionario Zingarelli della lingua italiana, a testimonianza della sua importanza culturale.

L’ombra seguiva il campanile
Ma anche il termine ombra ha una sua antica e fascinosa tradizione: la sua origine racconta di un’ingegnosità tutta veneziana. All’epoca della Serenissima, i venditori di vino in Piazza San Marco tenevano le loro botti ovviamente al riparo dal sole e perciò seguivano l’ombra proiettata dal maestoso campanile della Basilica. Man mano che l’ombra si spostava, si spostavano anche loro. Chiedere un’ombra significava quindi chiedere un bicchiere di vino fresco, servito all’ombra del campanile. Bere un’ombra è ancora oggi un invito assai diffuso a Venezia e nel Veneto.
Alla Rosticceria Gislon dal 1938
Rispetto a scegliere un ristorante o una pizzeria, il rapporto qualità-prezzo di una sosta di questo tipo è imbattibile: con pochi euro si possono assaggiare diverse specialità accompagnate da un buon bicchiere di vino. Un esempio virtuoso e forse l’indirizzo più frequentato a Venezia è la Rosticceria Gislon, aperta dal 1938 appunto in Calle della Bissa. Offre fritti come la mozzarella in carrozza e il battagin (filetto di baccalà in pastella), gli arancini di riso e le polpette con diversi ripieni e vari stuzzichini in bella vista per una difficile scelta. Ci sono anche piatti più strutturati, primi o secondi, e alcuni dolci della tradizione.
Il risotto di pesce è il piatto più richiesto, preparato espresso e servito a getto continuo. Le seppie al nero con polenta, il trittico di baccalà accompagnato anch’esso dalla polenta bianca, tipicamente veneta, e gli spaghetti al nero di seppia rappresentano l’asse portante delle preferenze, ma anche gli arancini di riso hanno i loro estimatori. Alcuni piatti sono adatti per i vegetariani e anche per i vegani.

Due mondi, un solo bancone
Gislon non è un ristorante: è un’esperienza che piace molto ai turisti italiani e stranieri, attratti dall’autenticità e dal prezzo molto abbordabile, ma è anche un locale assai noto in città, che i veneziani frequentano da diverse generazioni. Luogo ideale per una sosta veloce tra le visite, dove assaporare il vero spirito della città lagunare, è un punto di riferimento dove convivono due mondi distinti ma con la stessa cucina: al piano terra, il bancone della rosticceria con una coda perenne e un servizio veloce e un po’ caotico spesso in piedi o appoggiati a banconi sempre affollati; al piano superiore, invece, tre sale con sessanta coperti, travi in legno a vista, vecchie foto di Venezia alle pareti e servizio veloce al tavolo, per chi cerca un pasto più tranquillo e più comodo. Il locale è aperto sette giorni su sette, dalle 9:00 alle 21:30, eccetto Ferragosto e alcune feste comandate.
