Tre giorni di festa, non tre settimane: la strategia degli esperti per affrontare cenoni e pranzi con intelligenza
Diciamocelo: il Natale è quella parentesi dell’anno in cui la bilancia diventa il nemico numero uno. Ma deve per forza essere così? Secondo gli esperti di nutrizione e cardiologia, la risposta è no. Il segreto sta tutto nel capire una cosa semplice: le feste durano pochi giorni, non tre settimane.
Giorgio Calabrese, nutrizionista e presidente del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, è piuttosto chiaro: «Lo strappo è ammesso solo per la cena della Vigilia, il pranzo di Natale e il veglione di Capodanno». Tre date sul calendario, tutto il resto è vita normale. Con questa strategia, l’aumento di peso si ferma a mezzo chilo, non ai famosi 2-3 chili che ci portiamo dietro fino a marzo.
Il problema non è il panettone, è la maratona
Il vero rischio delle feste non è tanto quello che mettiamo nel piatto il 25 dicembre, quanto l’idea che dal 20 dicembre al 7 gennaio sia tutto un unico, lunghissimo banchetto. Antonio Rebuzzi, cardiologo dell’università Cattolica di Roma, mette in guardia: nella settimana tra il 24 dicembre e l’1 gennaio si registra il numero più alto di decessi per attacco cardiaco dell’intero anno.

Non è allarmismo, è statistica. E la causa? Pasti troppo abbondanti, alcol, stress e quella sensazione di dover accettare ogni invito a pranzo, cena o aperitivo. La parola d’ordine dovrebbe essere invece: relax. Scegliere con cura dove andare e cosa mettere nel piatto.
Cosa evitare (soprattutto se il cuore non è più quello di vent’anni)
Per chi ha problemi cardiovascolari, ipertensione, diabete o colesterolo alto, c’è una lista di ingredienti da tenere d’occhio. Niente di nuovo, sia chiaro: sono sempre i soliti sospetti.
Sale: cotechino, zampone e affettati ne sono pieni. Chi soffre di scompenso cardiaco sa che più sale significa più sete, più acqua e più fatica per il cuore.
Grassi: burro, panna, cibi ultraprocessati e prodotti da forno industriali non fanno sconti a nessuno.
Zuccheri: panettone, pandoro, torrone, struffoli. Buonissimi, certo, ma con moderazione.
Alcol: vino e spumante alzano la pressione e possono scatenare aritmie. Il 10% degli over 70 ha problemi di fibrillazione atriale, e l’alcol è un fattore scatenante importante.
La strategia dei giorni “normali”
Tra una festa e l’altra, la vita continua. E qui entra in gioco il piano di Calabrese per i giorni feriali del periodo natalizio. Santo Stefano, ad esempio, non è una festa godereccia: pranzo con 60-70 grammi di pasta con legumi o verdure, verdure crude o cotte e un frutto. La sera pesce al sale o carne bianca, verdure, 50 grammi di pane integrale e frutta.
Dopo il cenone di Capodanno, si salta la colazione e si unisce al pranzo: carne bianca, bresaola o prosciutto con verdura e pane integrale. La sera, minestrone con pasta o riso. Niente di eroico, solo buonsenso.
E il panettone? Una fetta al giorno, a colazione o come merenda alle 17. Non a fine pasto, non come spuntino di mezzanotte.

Muoversi, non solo mangiare meglio
Rebuzzi è categorico: «Non è necessario diventare maratoneti, ma al divano preferite lunghe passeggiate, almeno 3-4 chilometri al giorno». L’attività fisica costante aumenta il colesterolo buono e riduce quello cattivo. E soprattutto, aiuta a smaltire gli eccessi dei giorni di festa.
La strategia vincente? Essere rigorosi prima e dopo le festività. Non serve mortificarsi, basta ricordarsi che il Natale sono tre giorni, non tre settimane.
Il menu italiano vince sempre
Quest’anno, nota Calabrese, gli italiani stanno riscoprendo la dieta mediterranea. Merito anche del recente riconoscimento UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. E non è solo una questione di salute: la cucina nostrana fa bene anche al portafoglio. Le mode esotiche costano di più e non sempre ripagano.
Quindi quest’anno, tra un pandoro e uno zampone, ricordiamoci che le feste sono un momento di gioia, non una gara di resistenza gastronomica. Tre giorni di libertà, tutto il resto con la testa. Il cuore ringrazierà.
