Mulino Bianco: 50 anni di biscotti nelle nostre vite

Un libro fotografico racconta come un marchio ha conquistato 23 milioni di famiglie italiane con burro, zucchero e farina

C’è un posto dove la memoria ha il profumo del burro e il sapore della farina. Dove i nomi dei biscotti suonano come filastrocche: Tarallucci, Molinetti, Pale. È il Mulino Bianco, e se oggi aprite una dispensa a caso in Italia, c’è una probabilità su due di trovarci dentro una sua confezione. Cinquant’anni di storia che Rizzoli racconta in un volume fotografico da 224 pagine, firmato da Enrico Costantini.

Quando il biscotto ha cambiato la colazione

Era il 1975. I primi sacchetti con il mulino stampato sopra arrivarono nei negozi senza troppa fanfara. Dentro c’erano sei varietà di biscotti dai nomi che evocavano un mondo contadino quasi scomparso. La confezione ricordava quella del fornaio, pensata per restituire l’idea della “festa per tutti i giorni”.

In tre anni, la maggioranza degli italiani aveva cambiato abitudini: nel 1978 i biscotti erano diventati la colazione standard. All’inizio degli anni Ottanta, quasi il 70% veniva consumato al mattino. Un piccolo terremoto nelle cucine del Paese.

Copertina Mulino Bianco
Copertina Mulino Bianco

La filiera invisibile dietro la scatola blu

Il libro non si limita alla nostalgia. Racconta le persone che per decenni hanno immaginato, progettato e creato questi prodotti. Donne e uomini che hanno costruito una filiera basata sulla fiducia, dentro e fuori dalle fabbriche.

C’è spazio per la Carta del Mulino, il disciplinare che dal 2020 definisce gli standard per la coltivazione sostenibile del grano tenero. Dieci regole che toccano la qualità dei prodotti, il supporto agli agricoltori e la tutela della biodiversità, riducendo i pesticidi e salvaguardando gli insetti impollinatori.

Un fenomeno che resiste al tempo

Oggi Mulino Bianco è presente nelle case di 23 milioni di famiglie italiane. Ha lanciato oltre 140 prodotti, molti dei quali sono diventati veri cult. Il marchio ha saputo evolversi seguendo i cambiamenti sociali, dai consumi degli anni Settanta alle esigenze di sostenibilità contemporanee.

Pietro Barilla intuì le potenzialità di un brand che parlasse di natura, tradizione e genuinità. Il Piccolo Mugnaio, le spighe, i fiori: un immaginario che ha fatto scuola nel marketing italiano. Ma dietro la comunicazione c’era sostanza: prodotti che funzionavano, che piacevano, che tornavano nel carrello della spesa.

Un libro per dire grazie

«Questo libro nasce dal desiderio di dire grazie a tutte le persone che in cinquant’anni hanno contribuito a costruire il Mulino Bianco», scrivono Guido, Luca e Paolo Barilla nell’introduzione. Il volume è stato donato in anteprima ai dipendenti degli stabilimenti italiani durante le feste natalizie del 2025.

Le fotografie di Enrico Costantini, artista con un background in arte, design e architettura, accompagnano la narrazione con immagini raffinate ed evocative. Uno sguardo che va oltre il prodotto per raccontare un fenomeno culturale.

Difficile pensare a un altro marchio che abbia attraversato mezzo secolo della vita italiana con la stessa presenza discreta e quotidiana. Il libro non celebra un’azienda: racconta un pezzo della nostra storia collettiva, quella che passa dalle dispense e dalle colazioni di milioni di persone.

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