Milano Wine Week: Gordini lancia la sfida della qualità

Intervista al fondatore Federico Gordini: meno volumi, più esperienza e nuove generazioni protagoniste del cambiamento

Si è conclusa da pochi giorni la settima edizione di Milano Wine Week. La manifestazione ideata e presieduta da Federico Gordini si conferma uno degli appuntamenti più importanti del panorama enoico italiano, con un obiettivo sempre più chiaro: rappresentare un settore in profonda trasformazione.

Abbiamo incontrato Federico Gordini per fare il punto su questa edizione e sulle sfide che il mondo del vino italiano sta affrontando.

Milano Wine Week cresce sempre di più. Fino a dove vuoi arrivare?

«Credo che l’importante non sia solo la crescita quantitativa, ma raccontare ogni anno di più e meglio il mondo del vino in un momento di grandissimo cambiamento. Stiamo vivendo un’evoluzione dei consumi, cambiamenti interni al settore e sfide completamente nuove. C’è un sacco di lavoro da fare e il nostro obiettivo è essere sempre più rappresentativi. La crescita della manifestazione è probabilmente una conseguenza naturale di questo obiettivo di rappresentatività che ci diamo».

Federico Gordini - Presidente MWW Group
Federico Gordini – Presidente MWW Group

Il mondo del vino è in fermento. Calo dei consumi, cambiamento dei gusti, mercato in difficoltà. Cosa potrebbe succedere secondo te?

«I confronti che abbiamo avuto in questi giorni con tanti grandi protagonisti del vino che sono passati da Milano Wine Week mi portano a identificare alcuni temi strutturali. Prima di tutto, in assoluto, produciamo troppo. Abbiamo territori dove in alcuni casi le rese per ettaro sono ancora clamorose e quindi mettiamo troppo vino sul mercato. Quando questo avviene su tipologie di vino che hanno una domanda forte di mercato, è già un tema delicato. Quando invece riguarda tipologie senza una domanda consolidata, diventa un vero problema da gestire.

C’è poi un consumo che cambia. Beviamo tendenzialmente meno rispetto alle generazioni precedenti, ma beviamo più qualitativo. Il vigneto Italia non si è ancora adeguato a questo nuovo schema e quindi c’è un tema di adeguamento necessario.

Ma voglio sfatare un mito: non è vero che i giovani non bevono vino. I giovani si avvicinano al vino con grande interesse e curiosità. Le esperienze che creiamo per loro sono sempre sold-out. Le cantine il sabato e la domenica sono piene di giovani e giovanissimi, ventenni e trentenni, che vanno a fare esperienza enoturistica. È una generazione che ha bisogno di porte aperte e di esperienze concrete. Se questo sarà il nuovo registro del vino, potremo sicuramente creare una generazione ancora più consapevole.

I dati Nielsen che abbiamo esaminato sulle famiglie con un responsabile acquisti sotto i 55 anni mostrano una crescita qualitativa degli acquisti molto significativa. Stiamo creando una generazione – dai Millennial in poi, fino alla Gen Z – assolutamente focalizzata sul tema della qualità e dell’esperienza».

E i vini dealcolati? Possono essere una soluzione?

«In una prospettiva di un vigneto Italia eccessivo rispetto alle necessità, i vini dealcolati possono certamente diventare una risposta per utilizzare una parte di uva che al momento non ha un mercato così forte, trovando nuove fasce di consumatori.

Però il mercato italiano, secondo me, non sarà significativo per i vini dealcolati. Credo ci saranno prospettive interessanti nei mercati esteri, soprattutto quelli confessionali – penso al Medio Oriente e ad altri Paesi. Ci sarà spazio per prodotti di fascia alta, ma non lo vedo come un fenomeno così ampio. Per il momento rimane un fenomeno estremamente marginale. Tuttavia rientra nell’ottica di uno sfruttamento ottimizzato della viticoltura, come facciamo per altre filiere».

Federico Gordini - Presidente MWW Group
Federico Gordini – Presidente MWW Group

Qual è secondo te il territorio italiano più sottovalutato per la produzione del vino?

«In realtà ce ne sono parecchi. Una regione che ha un potenziale straordinario, ancora tutto da raccontare, è la Sardegna, che ha delle zone all’interno – penso al Mandrolisai e tutta quest’area – veramente incredibili.

Ovviamente c’è tanto anche dalle nostre parti. Quando pensi alla Lombardia, c’è davvero molto da scoprire. Di potenziale ne abbiamo tantissimo, ma il potenziale è legato alla scoperta del territorio. Ci sono zone che non sono note, non sono conosciute, non sono visitate abbastanza. Credo che il posizionamento del territorio sia direttamente proporzionale anche alla sua riconoscibilità. L’importante è che tutto quello che viene portato alla ribalta sia di qualità e non siano volumi fine a se stessi, perché i volumi in realtà non servono più».

Ultima domanda: qual è il vino che ti ha fatto innamorare?

«Sono sincero: sono un amante di due vitigni in particolare, il Nebbiolo e il Pinot Nero. Le famiglie del Pinot, anche il Meunier… Ho un amore particolare per questi vitigni. È difficile e forse poco diplomatico, anche dal mio punto di vista, dire quale sia il vino che mi ha fatto innamorare.

Posso dirti che ci sono stati momenti durante questa Milano Wine Week – in particolare la domenica e il lunedì con Wine List Italia e la Top 100 – in cui davvero potevi innamorarti a ogni metro, perché abbiamo avuto una qualità di selezione straordinaria. C’è tanta varietà e soprattutto, quest’anno, è stato molto interessante il confronto con vini di altri Paesi, molto più di qualsiasi altra Milano Wine Week precedente. Soprattutto sui vitigni internazionali, un confronto che cercheremo di espandere nelle prossime edizioni.»

Il futuro è nella qualità, non nella quantità

L’intervista a Federico Gordini traccia con chiarezza la strada che il vino italiano deve percorrere per affrontare le sfide del presente e costruire un futuro sostenibile. Il messaggio è inequivocabile: l’epoca dei grandi volumi è finita. Il nuovo consumatore – più giovane, più consapevole, più esigente – cerca qualità, autenticità ed esperienza.

La filiera vitivinicola italiana deve compiere una vera e propria rivoluzione culturale: ridurre le rese, valorizzare i territori meno conosciuti ma di grande potenziale, investire sull’enoturismo e sulle esperienze immersive. Solo così si potrà intercettare quella nuova generazione di appassionati che non rifiuta il vino, ma lo cerca con modalità diverse rispetto al passato.

Milano Wine Week si è confermata non solo una vetrina, ma un laboratorio di idee per questo cambiamento. Un luogo dove professionisti, produttori e consumatori hanno potuto incontrarsi per discutere del futuro di un settore che deve saper guardare avanti senza dimenticare le proprie radici. La qualità, non la quantità è la scommessa che il vino italiano deve vincere nei prossimi anni.

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