Mentre qualcuno festeggia la vendemmia 2025 e il primato nella produzione, molti guardano le cantine piene di vino invenduto con preoccupazione
Oggi il mondo del vino sta attraversando un momento particolare. Diciamocelo: è facile vendere le grandi etichette, i grandi brand. È molto più difficile vendere il vino, in quanto vino. Tutti hanno inneggiato all’annata eccezionale e alla vendemmia 2025: tanta uva di qualità in ogni parte d’Italia, influencer discinte nelle vigne che inneggiano alla vendemmia perfetta, social invasi da foto di grappoli stupendi. Partiamo dai “bei grappoli” d’uva fotografati e postati: ennesimo esempio di una realtà camuffata molto spesso sotto un’immagine che mostra solo la superficie delle cose, nascondendo i problemi sottostanti.
Questi grappoli mostrano sovente residui di trattamenti, molte volte di rame. Rame ammesso anche nel trattamento biologico ma pur sempre un metallo pesante che trattamento dopo trattamento si accumula nel suolo. Il risultato sarà un impoverimento del terreno sia dal punto di vista della vita sia dal punto di vista della fertilità. Ma di questo ne parleremo più approfonditamente in un’altra occasione con esperti del settore.
Torniamo alla vendemmia 2025. Leggo i comunicati di Coldiretti: in Italia ci sono 681.000 ettari vitati che producono vino. Ogni anno. A luglio 2025 le giacenze di vino pronto sono calcolate in qualcosa come 39.8 milioni di ettolitri. A questi si aggiungono 8.5 milioni di ettolitri di mosto e 4.6 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione a settembre 2025. Ci sono domande ancora senza risposta, certamente retoriche, ma di assoluta attualità: cosa facciamo con tutto questo vino? Lo si regalerà per fare posto alla nuova eccezionale vendemmia 2025?
In molti esaltano la “Cantina Italia”, inneggiano al sorpasso su Francia e Spagna, esultano perché siamo il primo produttore mondiale. Ma, come abbiamo detto, le cantine sono piene di vino invenduto e il mercato internazionale è ancora un rebus. Chi rischia sono i piccoli produttori, quelli che stanno cercando di fare un vino di qualità, quelli che non hanno finanziariamente le spalle coperte per reggere questa situazione. Fare vino ha dei costi che vengono coperti dalle vendite e avere una vendemmia immobilizzata non è economicamente vantaggioso per nessuno.
La Francia, per cercare di riequilibrare domanda e offerta, prevede di espiantare 30.000 ettari di vigneti nel 2025/2026. Pagando un contributo statale di 4.000 euro a ettaro, così da fronteggiare la sovrapproduzione e il calo dei consumi interni. Anche in Italia il modo di bere vino è cambiato, meno bottiglie ma più di qualità. Il mercato cerca questa, non più la quantità. Per il futuro, cediamo lo scettro di primi produttori ad altri, così da rendere (più) facile vendere tutto il vino che produrremo.
