Italia, prima legge al mondo sull’obesità: cosa cambia

Riconosciuta come malattia cronica nei LEA. Sei milioni di italiani coinvolti. Federalimentare: serve educazione, non demonizzazione

L’Italia scrive una pagina di storia sanitaria. Lo scorso 2 ottobre il Senato ha approvato in via definitiva la legge Pella, la prima al mondo a riconoscere l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, inserendola nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Una svolta che riguarda circa 6 milioni di adulti italiani, il 12% della popolazione, a cui si aggiunge un altro 40% di persone in sovrappeso.

«L’obesità rappresenta un’emergenza globale, che interessa fortemente anche il nostro Paese», dichiara Roberto Pella, deputato di Forza Italia e promotore della legge. «Averla riconosciuta come una vera e propria malattia testimonia la volontà piena di affrontarla come una priorità nazionale. Da questo momento l’Italia è il primo Paese al mondo ad avere una legge simile».

Obesità in aumento in occidente
Obesità in aumento in occidente

I numeri e la portata del fenomeno

Se si guarda alla popolazione pediatrica, circa il 30% dei bambini è in sovrappeso o con obesità. Dati allarmanti che hanno spinto il legislatore a intervenire con un approccio integrato che comprende prevenzione, cura e sensibilizzazione sociale.

La legge prevede un finanziamento di 700mila euro per il 2025, 800mila per il 2026 e 1,2 milioni annui dal 2027. Le risorse saranno destinate a iniziative di prevenzione, promozione dell’allattamento al seno, educazione alimentare nelle scuole, campagne contro lo stigma e la discriminazione, formazione del personale sanitario.

«Finalmente le persone con obesità vedono riconosciuta da una legge dello Stato la propria malattia e il diritto a essere tutelate», afferma Iris Zani, presidente di FIAO-Federazione Italiana Associazioni Obesità. «Non si tratta di un atteggiamento sbagliato nei confronti del cibo, né di una condizione di esclusiva responsabilità del paziente, ma di una malattia, che come tale va affrontata».

La posizione del mondo alimentare

Federalimentare ha accolto con favore la nuova normativa, sottolineando però alcuni punti fondamentali. «Si tratta di un’ottima legge che, oltre a consentire cure adeguate nell’ambito del servizio sanitario nazionale, mette a punto importanti iniziative volte alla prevenzione», spiega Paolo Mascarino, presidente della Federazione. «È molto importante che l’Italia si confermi all’avanguardia nella promozione di diete sane ed equilibrate attraverso l’insegnamento dei principi fondamentali della nutrizione sin dalla scuola primaria. Un insegnamento che non può che ispirarsi alle tradizioni della Dieta Mediterranea, grazie alla quale il nostro Paese ha saputo coniugare il gusto del mangiare con alti livelli di salute e di longevità».

Mascarino richiama la posizione espressa dal governo italiano in sede ONU: «Non è demonizzando questo o quel cibo che si ottiene una dieta sana, ma bilanciando opportunamente porzioni e frequenze di consumo di ogni gruppo di alimenti».

Un punto importante riguarda l’attività fisica. «È molto apprezzabile che la legge preveda grandi campagne di informazione volte alla promozione di stili di vita corretti, con particolare riferimento alla necessità di aumentare l’attività fisico-motoria», sottolinea il presidente di Federalimentare. «Troppe volte si lega il problema dell’obesità esclusivamente all’alimentazione, dimenticando che la sedentarietà gioca un ruolo enorme nello sviluppo di questa patologia».

Le nuove linee guida e i farmaci

Insieme alla legge, l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato le nuove linee guida redatte dalla SIO (Società Italiana dell’Obesità) in collaborazione con 34 società scientifiche. Il documento definisce l’obesità come malattia cronica, sistemica e recidivante, spostando l’attenzione dalla semplice misurazione del BMI alla valutazione della distribuzione del grasso corporeo, soprattutto quello addominale.

Semaglutide
Semaglutide

«Siamo soddisfatti del notevole successo riscosso, ma la strada è ancora lunga», afferma Rocco Barazzoni, presidente della SIO. «Serve rafforzare la consapevolezza e l’educazione dei cittadini e dei pazienti con obesità, e coinvolgere tutti gli attori interessati a questa patologia».

Sul fronte farmacologico, gli esperti europei hanno indicato semaglutide e tirzepatide come trattamento di prima linea per l’obesità e la maggior parte delle sue complicanze. «Oggi abbiamo delle terapie molto potenti», spiega Esmeralda Capristo del Policlinico Gemelli, «ma la grande problematica attuale è quella della spesa. Questi farmaci hanno un costo elevato e vanno assunti per lunghi periodi».

Cosa cambia per i pazienti

Dal punto di vista pratico, il riconoscimento dell’obesità come malattia è un primo passo fondamentale. «Quello che cambia da subito è il fatto che i nostri pazienti finalmente si vedono riconosciuti come affetti da una patologia che esula in gran parte dalla loro responsabilità», precisa Capristo. «La legge rappresenta il preludio per poter arrivare alla rimborsabilità dei farmaci».

I prossimi passaggi fondamentali saranno l’inserimento dell’obesità nel Piano Nazionale della Cronicità e la definizione delle prestazioni nei LEA. «Il nostro primario obiettivo è garantire parità di trattamento su tutto il territorio nazionale», conclude Pella. «L’auspicio è che l’Italia possa farsi portavoce di questa iniziativa anche a livello europeo».

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