Uno studio su 51 ricerche conferma: ciò che mangiamo tra i 10 e i 18 anni può ridurre fino al 33% il rischio di cancro al seno in età adulta
Una nuova meta-analisi pubblicata su Advances in Nutrition ha analizzato 51 studi per comprendere se e come l’alimentazione durante l’adolescenza influenzi il rischio di sviluppare tumori al seno in età adulta. I risultati sono chiari: quello che si mangia tra i 10 e i 18 anni conta.
Cosa hanno scoperto i ricercatori
Il team dell’Università Nazionale di Singapore ha setacciato database scientifici fino a ottobre 2024, selezionando studi epidemiologici che seguivano ragazze adolescenti per verificare l’insorgenza di cancro al seno, malattie benigne mammarie o densità mammografica elevata negli anni successivi.
I numeri parlano chiaro. Le adolescenti che consumavano più frutta e verdura mostravano un rischio ridotto del 10%. Per la soia, la riduzione arrivava al 33%. Le fibre alimentari abbassavano il rischio del 22%, mentre i grassi vegetali del 24%.

Il metodo: tra limiti e conferme
La maggior parte degli studi analizzati – 40 su 51 – proveniva dagli Stati Uniti. Un dato che solleva interrogativi sulla validità universale dei risultati. Inoltre, solo 5 ricerche hanno raccolto dati direttamente dalle adolescenti; le altre si basavano sui ricordi delle donne adulte riguardo alla loro dieta giovanile, con tutti i limiti che questo comporta.
Solo 20 studi su 51 sono stati valutati di alta qualità secondo i criteri scientifici. Molti non avevano considerato fattori importanti come età del menarca, storia familiare o indice di massa corporea.
Nonostante questi limiti, i risultati rimangono coerenti anche quando i ricercatori hanno applicato analisi più stringenti, considerando solo gli studi di qualità superiore.
Perché l’adolescenza è un periodo critico
Durante la pubertà, il tessuto mammario cresce rapidamente. Questa proliferazione cellulare intensa rende il seno particolarmente vulnerabile a fattori che potrebbero favorire lo sviluppo di cellule cancerose. Gli antiossidanti di frutta e verdura, le fibre che riducono gli estrogeni circolanti, i fitoestrogeni della soia che favoriscono la differenziazione cellulare: tutti questi elementi agiscono proprio quando il tessuto è più sensibile.
Cosa manca sul fronte soia
I tre studi sulla soia riguardavano esclusivamente donne asiatiche. Manca quindi la verifica su popolazioni occidentali, dove il consumo di soia è tradizionalmente molto più basso. Non sappiamo se gli stessi benefici si manifesterebbero con quantità ridotte.

Oltre il cancro: malattie benigne e densità mammaria
Lo studio ha esaminato anche marcatori precoci di rischio. Le fibre e la vitamina D riducevano del 36% e 23% rispettivamente il rischio di malattie benigne al seno, condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare tumori.
Sorprendentemente, nessun alimento mostrava associazioni con la densità mammografica, altro fattore di rischio noto. Qui però gli studi erano troppo pochi per trarre conclusioni definitive.
Cosa non funziona
Carne rossa, pollame, pesce, latticini, latte, cereali e alcol non mostravano associazioni significative con il rischio di cancro al seno quando consumati in adolescenza. Per il latte, curiosamente, gli studi di coorte suggerivano un lieve aumento del rischio, mentre quelli caso-controllo mostravano l’opposto.
Implicazioni pratiche
Le attuali linee guida per la prevenzione del cancro al seno si basano su studi condotti su donne adulte. Questa ricerca suggerisce che potremmo dover iniziare prima, molto prima.
Non servono quantità impossibili: le adolescenti nella fascia di consumo più alta di fibre assumevano circa 27,5 grammi al giorno, meno degli adulti ma comunque in linea con le raccomandazioni standard di 25-30 grammi.
I prossimi passi
Servono studi prospettici che seguano le ragazze dall’adolescenza all’età adulta, raccogliendo dati alimentari in tempo reale invece che basarsi sui ricordi. Servono ricerche in Asia, dove l’incidenza di cancro al seno sta crescendo e dove le abitudini alimentari differiscono sostanzialmente da quelle occidentali.
E serve capire se certi benefici variano in base al sottotipo di tumore o allo stato menopausale, aspetti che questa meta-analisi non ha potuto approfondire per mancanza di dati sufficienti.
La prevenzione dei tumori, suggerisce questo lavoro, potrebbe dover cominciare dalla tavola delle famiglie con figli adolescenti. Con buona pace di chi pensava che bastasse preoccuparsene da adulti.
