Il biologico piace sempre più agli italiani

I dati 2025 mostrano una crescita significativa trainata da salute e sostenibilità, ma l’offerta resta ancora limitata

Mentre fate la spesa al supermercato, avete mai notato quante categorie di prodotti biologici mancano dagli scaffali? Secondo gli addetti ai lavori, sono solo trenta le categorie merceologiche bio trattate dalla grande distribuzione italiana. Un numero che lascia intravedere margini di crescita importanti, soprattutto alla luce dei dati presentati all’ultima edizione di Marca, la manifestazione dedicata al mondo della distribuzione.

I numeri dicono che il bio non è più una nicchia

Nel 2025 il biologico nella GDO italiana è cresciuto a volume e valore molto più del convenzionale. A dirlo è Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio, durante il convegno “Biologico e GDO: strategie comuni per crescere insieme”. Nicola De Carne di NielsenIQ ha confermato questa tendenza presentando i dati del report dedicato al biologico: non si tratta più di una nicchia, ma di un vero motore di crescita.

La crescita è diffusa su tutto il territorio nazionale, con un’accelerazione particolare al Sud. Tutti i canali distributivi mostrano segnali positivi, soprattutto supermercati, ipermercati e discount. Tra le categorie più vendute spiccano i prodotti freschi, con l’ortofrutta in testa, mentre uova e gallette si confermano tra i best seller. A trainare gli acquisti sono soprattutto le famiglie di età più matura.

verdure bio
Verdure bio

Perché il biologico attira sempre più consumatori

«I dati confermano una maggiore attenzione dei consumatori alla salute e alla prevenzione», spiega Maffini. «In una società che invecchia, si riconosce sempre di più il ruolo fondamentale della sana alimentazione per il benessere». Non a caso, AssoBio ha collaborato con FederBio e Consorzio Il Biologico a una ricerca sulla dieta mediterranea biologica che evidenzia benefici significativi già dopo un mese.

Il problema è lo scaffale

Ma se i consumatori comprano, perché l’offerta resta limitata? Sara Caggiati, direttrice marketing di Coop Italia, punta sulla condivisione dei dati: «Serve partire dalla stessa lettura del mercato e dei bisogni del consumatore per creare un’offerta più pertinente e un’innovazione più mirata».

Paolo Pari di Canova-Almaverde Bio va oltre: «Occorre superare i limiti attuali degli assortimenti e della semplice replica del convenzionale in chiave bio. Il biologico può proporre innovazione e supportare una strategia di scaffale che vada oltre il prezzo e lo sconto». Considerando l’elevata penetrazione del bio nelle famiglie italiane, c’è ancora molta strada da fare.

La qualità prima dell’etichetta

Roberto Comolli, direttore generale Food 5.0 di CRAI, racconta un approccio diverso: «Abbiamo ampliato alcune categorie chiave senza comunicarlo in modo aggressivo, magari solo con una fogliolina discreta. È giusto che sia la qualità a parlare. Il biologico per noi non è solo un’etichetta, ma un approccio agricolo e una scelta di prodotto».

Serve collaborazione tra produttori e distributori

Renato Calabrese, amministratore delegato di Probios, indica la via: «Creare una sinergia win-win è possibile quando ciascun attore riconosce il valore dell’intera filiera. Il produttore deve sviluppare proposte in grado di qualificare l’offerta, superando preconcetti legati alle singole piazze. È attraverso innovazione, test commerciali concreti e analisi dei dati che emergono opportunità di creazione del valore».

In sostanza, il biologico nella grande distribuzione italiana sta crescendo perché i consumatori lo cercano. Ma potrebbe crescere molto di più se produttori e distributori lavorassero insieme per ampliare l’offerta oltre le trenta categorie attuali, puntando su innovazione e qualità piuttosto che sulla semplice replica di prodotti convenzionali con il bollino bio.

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