L’anno si è aperto con buone notizie su dazi e vini dealcolati, ma il Sistema Italia rimane fragile, deve recuperare fiducia all’interno e aprire nuovi mercati all’export
Il 2026 si è aperto con due novità: un allentamento dei dazi Usa sulla pasta italiana e il via libera alla produzione di vini dealcolati. Notizie tra loro apparentemente distanti, ma entrambe avevano delle profonde ripercussioni sulle filiere di questi prodotti, già sottoposte a pressioni lo scorso anno. Gli eventi accaduti nel 2025 hanno mostrato come il Sistema Italia sia fragile, con i consumi interni penalizzati dall’andamento dell’inflazione e dal basso potere d’acquisto degli italiani, e con l’export troppo dipendente da alcuni mercati.
Servono sbocchi alternativi, nuove piazze dove proporre i nostri prodotti. Serve una strategia in grado di spingere tutto il comparto agroalimentare verso una profonda diversificazione delle piazze dell’export. I vini dealcolati possono trovare interessanti sbocchi in tutti quei Paesi dove il consumo di alcol è vietato, certo non tutti i vini possono essere trattati, ma alcuni hanno dato risultati interessanti, tanto che all’estero stanno sempre più prendendo piede, soprattutto tra le nuove generazioni.
Diventa imperativo quindi riuscire, in questo anno, a diversificare i mercati dove vendere i nostri prodotti, facendo accordi capaci di soddisfare tutte le parti in gioco, ma riuscendo a preservare la qualità e sicurezza dei prodotti che entreranno nel mercato europeo. Se gli USA metteranno al bando i cibi ultra-processati e punteranno su prodotti di qualità dovremo essere capaci di sfruttare la nuova onda e, nel contempo, di evitare di diventare terreno di conquista per i prodotti sfrattati dal mercato statunitense. Qualità e sicurezza non dovranno mai essere messe in discussione.
Serve anche riuscire a ridare fiducia nel futuro agli italiani. Senza sicurezza su quello che potrebbe accadere domani diventa difficile programmare una famiglia, degli acquisti, concedersi sfizi e soddisfare voglie. Se le famiglie rimandano le cure mediche per problemi economici, quei soldi “risparmiati” servono per vivere e non saranno investiti nel “superfluo”. Il clima degli ultimi anni ha portato a tante chiusure di locali, al ridimensionamento di tanti progetti. A vedere carrelli della spesa sempre meno pieni, erosi dall’inflazione. In Italia, nel 2025, circa il 10% della popolazione è in povertà assoluta, ma se contiamo anche le persone che sono vicine a questo limite la percentuale sale al 24% della popolazione (dato del 2024). Un quarto degli italiani. Sono numeri che devono far riflettere su dove stiamo andando e invertire la rotta al più presto.
