La strategia nazionale sull’intelligenza artificiale deve includere l’agricoltura. Il dibattito sulla sovranità dei dati
Mentre nei campi italiani droni e sensori sono già realtà quotidiana, a Roma si discute di come governare questa rivoluzione. L’intelligenza artificiale in agricoltura non è più fantascienza, ma la questione vera è: chi avrà il controllo dei dati che produciamo?
La rivoluzione è già in corso
Giovanni Bernardini, vicepresidente di Copagri, lo ha detto chiaramente durante un confronto con Angelo Borrelli, Capo Dipartimento per la trasformazione digitale: l’IA in agricoltura non è un lusso, è una necessità. Tra crisi climatica, tensioni geopolitiche e popolazione mondiale in crescita, i nostri sistemi agroalimentari sono sotto pressione come mai prima.
Le tecnologie ci sono già. Lo smart farming e la precision agriculture permettono di migliorare la produttività, certo, ma fanno molto di più: rafforzano la tracciabilità, aumentano la sicurezza alimentare, ottimizzano l’uso delle risorse. La blockchain entra in campo per certificare ogni passaggio. La gestione automatizzata di terreni e stalle non è più un esperimento, è prassi.

Il nodo dei dati
Ma c’è un problema. Tutti questi strumenti digitali generano una quantità enorme di informazioni, spesso sensibili. E il rischio concreto è che finiscano nei database di poche piattaforme internazionali, magari fuori dall’Unione Europea.
Da qui l’appello di Copagri: serve una «sovranità agricola digitale». Non basta applicare l’IA, bisogna mantenere il controllo strategico dei dati. L’idea è che l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e l’Agenzia per l’Italia Digitale coordinino la creazione di piattaforme pubbliche dedicate.
La strategia che manca
Il tema è sul tavolo dell’Osservatorio sull’adozione di sistemi di Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro, organismo che al Ministero del Lavoro sta definendo la futura strategia nazionale sull’IA. Secondo Bernardini, l’agricoltura deve avere un posto centrale in questa discussione. Non come settore tra tanti, ma come pilastro strategico.
La proposta è chiara: una strategia nazionale agricola specifica sull’IA, che tenga conto delle peculiarità del settore e delle sue filiere produttive. Perché l’innovazione tecnologica può essere un’opportunità o un rischio, dipende da come viene governata.
Cosa c’è in gioco
In un momento in cui la qualità e la provenienza del cibo sono sempre più al centro dell’attenzione dei consumatori, perdere il controllo dei dati agricoli significherebbe perdere sovranità alimentare. Non solo in senso produttivo, ma anche informativo.
La legge 132/2025 sull’IA è il punto di partenza. Ora serve tradurla in scelte concrete per il settore primario. Perché il futuro del cibo italiano si decide anche – forse soprattutto – nei server dove vengono archiviati i dati delle nostre campagne.
