L’Italia detiene il primato mondiale con oltre 60 varietà di miele. Châtillon guida l’associazione per il prossimo triennio
Quando si parla di miele, pensiamo a un singolo prodotto. In realtà, esistono decine di mondi diversi, ognuno con il suo colore, profumo e sapore. E l’Italia li ha quasi tutti: dall’acacia dolce della pianura al rododendro intenso delle Alpi, dal castagno corposo dell’Appennino al timo aromatico della Sicilia. Oltre 60 tipologie diverse, un record mondiale che nessun altro Paese può vantare.
A celebrare questa ricchezza da 25 anni c’è Le Città del Miele, l’associazione fondata nel 2001 che riunisce i comuni italiani legati alla tradizione apistica. Quest’anno, insieme all’anniversario d’argento, arriva anche un cambio di vertice: Jean-Claude Daudry, sindaco di Châtillon in Valle d’Aosta, guiderà l’associazione per i prossimi tre anni.

Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, una rete di territori
Le Città del Miele non è un semplice club di amministratori locali. È una rete che collega borghi, paesaggi e tradizioni apistiche da Nord a Sud. Châtillon, il comune di cui Daudry è sindaco, rappresenta bene questa filosofia: quasi 600 apicoltori per circa 9.000 alveari in una delle regioni più piccole d’Italia, la Valle d’Aosta, dove si producono mieli unici come quello di Millefiori di Montagna e di Rododendro, chiamato anche “miele dei ghiacci” perché nasce ad alta quota.
Ogni anno, a fine ottobre, Châtillon organizza la Sagra del Miele, uno degli eventi più attesi dell’agenda “Andar per Miele”, il calendario nazionale di feste e manifestazioni che animano i territori dell’associazione. Non solo degustazioni, ma anche un’occasione per scoprire borghi d’arte, paesaggi naturali e tradizioni enogastronomiche.
I numeri di un’eccellenza alimentare
In 25 anni di attività, Le Città del Miele ha raggiunto oltre 5 milioni e mezzo di consumatori, facendo conoscere e apprezzare la qualità del miele italiano. I dati del settore parlano chiaro: l’Italia è al quarto posto nell’Unione Europea per numero di alveari, con oltre un milione e mezzo distribuiti su tutto il territorio nazionale. La produzione si attesta intorno alle 238mila tonnellate annue.
Ma il vero valore non è solo quantitativo. È quella diversità che deriva dalla geografia: le fioriture alpine sono diverse da quelle della macchia mediterranea, i mieli di montagna hanno caratteristiche opposte a quelli di costa. Ogni vasetto racconta un territorio, un clima, una stagione.
Perché il miele italiano è unico
A livello mondiale, l’Italia è l’unico Paese a vantare più di 60 tipologie di miele. Questa varietà nasce dalla combinazione di biodiversità botanica e tradizione apistica. Esistono mieli che si producono solo in specifiche aree geografiche, legati a fioriture particolari: il miele di sulla siciliano, quello di corbezzolo sardo, l’erica ligure, il tarassaco alpino.
L’associazione lavora proprio su questo legame tra prodotto e territorio, promuovendo quella che viene definita “apicoltura di territorio”, dove il miele diventa l’ambasciatore delle caratteristiche ambientali e culturali di una zona.

Come conoscere i mieli italiani
Per chi vuole esplorare questa ricchezza, l’agenda “Andar per Miele” offre decine di appuntamenti durante l’anno. Sagre, fiere e mercati permettono di assaggiare mieli locali, conoscere gli apicoltori e scoprire i territori di produzione. Dal Piemonte alla Calabria, dalle Marche alla Sardegna, ogni regione ha i suoi eventi dedicati.
Sul sito dell’associazione si trovano informazioni sui comuni aderenti, sulle tipologie di miele e sugli eventi in programma. Un punto di partenza per chi vuole andare oltre il miele generico del supermercato e scoprire la vera identità di questo prodotto.
Un patrimonio da preservare
Dietro ogni vasetto di miele c’è molto più del lavoro delle api. C’è il lavoro degli apicoltori, la salute dell’ambiente, la biodiversità delle piante. L’apicoltura italiana mantiene viva una rete di piccoli produttori che presidiano territori spesso marginali, contribuendo alla loro vitalità economica e ambientale.
In un mercato dominato da produzioni standardizzate e importazioni, valorizzare le specificità locali diventa sempre più importante. Le Città del Miele continua questo lavoro da un quarto di secolo, con l’obiettivo di far conoscere ai consumatori cosa significa davvero miele italiano di qualità.
