Il progetto triennale punta a ridurre del 20% le deroghe per semi convenzionali e rafforzare l’autonomia italiana nel bio
Quando comprate pomodori biologici al supermercato od ordinate piatto realizzato con ingredienti bio al ristorante, probabilmente non vi viene in mente che quei prodotti potrebbero nascere da semi convenzionali. Eppure è così: l’Italia, pur essendo leader europeo nel biologico, ha un paradosso nascosto. Le nostre aziende agricole bio sono costrette a ricorrere sistematicamente a deroghe per utilizzare semi non biologici, semplicemente perché quelli certificati bio non si trovano.
È per risolvere questa contraddizione che il 22 settembre 2025 è stato presentato il Piano Nazionale Sementi Biologiche (PNSB), un progetto triennale finanziato dal Ministero dell’Agricoltura e realizzato dal CREA. L’obiettivo è ambizioso: rendere davvero biologica la filiera dal seme al piatto.

«L’uso sistematico di deroghe per sementi non biologiche è ormai una prassi consolidata, non più legata a situazioni di reale emergenza», spiega il sottosegretario all’Agricoltura Luigi D’Eramo durante la presentazione del piano. Una situazione che penalizza sia le aziende in conversione sia i produttori di sementi biologiche.
Gli obiettivi del piano
Il PNSB si pone obiettivi ambiziosi ma concreti. Il primo è ridurre del 20% le deroghe attualmente concesse per l’utilizzo di sementi convenzionali in agricoltura biologica. Per raggiungere questo traguardo, il piano prevede di incrementare la disponibilità di sementi e materiale di propagazione biologico attraverso un approccio multidisciplinare.
Il progetto non si limita alla quantità ma punta anche sulla qualità, con la messa a punto di varietà biologiche e “varietà equivalenti” selezionate specificamente in condizioni bio. Una delle novità più interessanti è la valorizzazione del miglioramento genetico partecipativo, che coinvolge direttamente agricoltori, tecnici, ricercatori e aziende sementiere in un processo collaborativo.
Il piano prevede anche la creazione di strumenti per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di sementi biologiche, un aspetto spesso trascurato ma fondamentale per il funzionamento del mercato.
Un progetto trasversale
Il carattere multidisciplinare del PNSB si riflette nell’ampia partecipazione di centri di ricerca. Otto strutture del CREA sono coinvolte nel progetto: Cerealicoltura e Colture Industriali, Genomica e Bioinformatica, Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari, Orticoltura e Florovivaismo, Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, Politiche e Bioeconomia, Viticoltura ed Enologia.

Il coordinamento è affidato all’Area Sementi del Centro di ricerca Difesa e Certificazione, che garantisce una regia unica nazionale per affrontare in modo sistemico le criticità strutturali del settore.
Verso una maggiore autonomia
L’obiettivo finale del piano è promuovere una filiera sementiera nazionale più autonoma, strutturata e autosufficiente. Un traguardo che va oltre gli aspetti tecnici e tocca questioni di sovranità alimentare e competitività del sistema agroalimentare italiano.
Il progetto si allinea con le normative europee, in particolare il Regolamento UE 2018/848 che disciplina la produzione biologica, e risponde alle crescenti aspettative dei consumatori verso prodotti sempre più “puliti” e tracciabili.
Il Piano Nazionale Sementi Biologiche rappresenta quindi un passo importante per consolidare la leadership italiana nel biologico, passando da una crescita basata sulle deroghe a uno sviluppo fondato su sementi specificamente adatte all’agricoltura biologica.
