A Mantova le Regioni europee chiedono più peso per Dop e Igp

La Dichiarazione di Mantova porta a Bruxelles sei priorità per le Indicazioni geografiche, un comparto da 20,7 miliardi di euro

Le Regioni europee con prodotti Dop e Igp scrivono per la prima volta in un unico documento che cosa chiedono all’Unione europea. Si chiama Dichiarazione di Mantova e sarà firmata il 15 ottobre a Mantova, durante l’Assemblea generale di Arepo, l’Associazione delle Regioni europee dei prodotti di origine. Il testo indica alla Commissione europea le priorità da inserire nel Piano d’azione sulle Indicazioni geografiche, che Bruxelles sta preparando.

A firmare sarà Alessandro Beduschi, assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste di Regione Lombardia e presidente di Arepo. Il documento arriva alla fine del suo mandato, che ha dedicato proprio a questo risultato. «Le Indicazioni geografiche rappresentano un patrimonio economico prima ancora che produttivo: generano valore che resta legato ai territori, sostengono migliaia di imprese e contribuiscono a mantenere vive intere comunità rurali», spiega.

Alessandro Beduschi
Alessandro Beduschi

Dalla certificazione a una strategia

L’idea di partenza è che ottenere una Dop o una Igp non sia un traguardo, ma l’inizio di un percorso di sviluppo. Da qui le sei priorità: sostenere le Indicazioni geografiche per tutto il loro ciclo di vita; trasformare la protezione giuridica in valore economico per i produttori; portare Dop e Igp più spesso nella vita quotidiana; preparare le filiere a innovazione, nuove competenze, ricambio generazionale e cambiamento climatico; riconoscere alle Regioni un ruolo diretto nella governance; costruire politiche su dati e obiettivi misurabili.

Beduschi la definisce «una risposta che viene dal basso, quindi dai territori, dalle regioni, alla globalizzazione». La globalizzazione, osserva, «ci relega a una guerra commerciale abbastanza spietata» contro chi produce quantità che l’Europa non può sostenere. Il sistema delle Indicazioni geografiche, aggiunge, «ci preserva da questo e ci rende unici, non delocalizzabili». I disciplinari, inoltre, certificano unicità e identità del prodotto e tutelano il reddito agricolo lungo la filiera.

Il testo è stato in parte negoziato con la Commissione, e a rendere il dialogo più solido ha contribuito l’allargamento dell’associazione. Le Indicazioni geografiche restano concentrate nel bacino mediterraneo, tra Spagna, Francia, Italia e Grecia, ma negli ultimi anni hanno aderito alcune regioni tedesche, mentre la Polonia e altri Paesi dell’Est si sono detti disponibili a partecipare, per ora come osservatori.

Che cosa pesa la Dop economy

I numeri spiegano la posta in gioco. In Italia la Dop economy vale 20,7 miliardi di euro (dati 2024, rapporto Ismea-Qualivita), con una crescita del 3,5%. L’export ha superato per la prima volta i 12,3 miliardi, in aumento dell’8,2%. Il sistema conta 328 consorzi di tutela, 184 mila operatori e oltre 864 mila occupati tra cibo, vino e bevande alcoliche.

La Lombardia è la regione che cresce di più: 2,9 miliardi di euro, il 13,1% in più in un anno, pari a circa il 16% del sistema agroalimentare regionale e al 14% del valore nazionale delle Indicazioni geografiche. Gli operatori sono 8.188 e i prodotti Dop, Igp e Stg (Specialità tradizionale garantita) sono 75.

Mantova vale da sola 700 milioni, con un balzo del 20,9% e 121 milioni di valore aggiunto in un anno: l’incremento assoluto più alto tra le province italiane in testa alla graduatoria. Insieme a Brescia, che supera il miliardo, raccoglie circa il 59% del valore lombardo di Dop e Igp. Secondo Beduschi, è anche l’unica provincia in Italia e in Europa a ospitare le due Dop che producono più valore, Grana Padano (2.185 milioni, +23,3%) e Parmigiano Reggiano (1.760 milioni, +10,1%).

In una fase in cui l’agricoltura italiana fatica sul ricambio generazionale, conta soprattutto dove arriva questo valore. Beduschi parla di una migliore distribuzione del reddito a favore della «parte più vulnerabile che è la prima parte, quella agricola, senza la quale non ci sarebbe il resto».

Grana Padano oriGin
Grana Padano oriGin

Difendere le Dop fuori dall’Europa

Sul fronte estero la Dichiarazione chiede di sostenere l’export e di contrastare frodi e imitazioni. Per Beduschi la pressione arriva da Paesi senza tradizione casearia che stanno avviando grandi produzioni di latte e che immettono sul mercato internazionale quantità destinate, spiega, a rendere «sempre più difficile competere sul prezzo». La risposta sta nella riconoscibilità: l’Europa è competitiva, aggiunge, «quando queste Indicazioni Geografiche fanno capire al consumatore la bontà, la qualità e la impossibilità di essere delocalizzati».

Il Piano d’azione della Commissione dovrebbe tradursi anche in aiuti europei per far entrare le Indicazioni geografiche nei mercati oltreoceano e in altri Paesi. Dal 2015, dopo Expo Milano, l’esperienza europea ha portato alla nascita di sistemi simili alle Dop nel Sud-Est asiatico, in Africa e nelle Americhe, con il sostegno dell’Unione europea e di oriGIn. Restano però l’agropirateria e l’Italian sounding, cioè le imitazioni che richiamano l’origine italiana senza averla. Un lavoro di diplomazia con tutte le parti può aiutare a creare canali di vendita sicuri per le Indicazioni geografiche, anche a tutela dei consumatori esteri che avranno la certezza di comperare il prodotto originale e non una imitazione. Il confronto è però con realtà cooperative e industriali molto più grandi, con capacità di marketing diverse.

Turismo, scuole e un Expo itinerante

La Dichiarazione chiede di collegare Dop e Igp agli itinerari enogastronomici, ai siti Unesco e al patrimonio culturale. Propone una Giornata europea delle Indicazioni geografiche e un Expo itinerante, che Arepo e oriGIn, l’associazione mondiale dei produttori, vorrebbero portare nelle piazze delle capitali europee a partire dal 2027, con il supporto tecnico-scientifico di Qualivita.

Il punto, spiega Beduschi, è che le Indicazioni geografiche, «oltre a essere meravigliose, devono essere maggiormente conosciute e apprezzate»: i marchi colorati di Dop e Igp restano spesso poco noti ai consumatori, che ne ignorano il significato più profondo. L’obiettivo è far capire il valore del prodotto e favorirne la presenza nelle case, nelle mense scolastiche, nella ristorazione collettiva e nei ristoranti.

Il turismo è già un banco di prova. Nel 2025 in Italia sono state censite 667 attività di turismo Dop e 292 eventi, questi ultimi in crescita del 26% in un anno. In Lombardia le attività sono 61, otto in più rispetto al 2024, legate a 62 prodotti e promosse da 32 consorzi di tutela riconosciuti.

Cooperazione e salute: i due convegni

Intorno all’Assemblea si sviluppano due giornate di incontri. Il 15 ottobre alle 15, al Teatro Bibiena, il convegno Quale futuro per la cooperazione lattiero-casearia lombarda? affronta il ruolo delle cooperative nella filiera. La Lombardia produce il 47% del latte italiano e il 72% del Grana Padano. Beduschi cita due studi: per Nomisma la cooperazione garantisce al comparto agricolo un valore aggiunto del 16% in più, per Confcooperative si arriva fino al 35% rispetto a un modello più industriale. Tra le ipotesi, la creazione di piattaforme comuni per sfruttare economie di scala.

Il 16 ottobre alle 14, alla Casa del Mantegna, il convegno Formaggi Dop e salute: un dibattito scientifico, promosso da Aral (Associazione regionale allevatori della Lombardia) e Arepo, con la regia scientifica di Luigi Bonizzi dell’Università degli Studi di Milano, mette a confronto ricercatori ed esperti su sicurezza alimentare, qualità, proprietà nutrizionali e salute. Tra gli scopi dichiarati, smontare i pregiudizi che colpiscono i formaggi duri come Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

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