Confagricoltura e Uniceb firmano un protocollo d’intesa per rilanciare l’autoapprovvigionamento e la filiera nazionale di qualità
Nel piatto degli italiani la carne bovina prodotta in Italia è ormai una minoranza: appena il 40% arriva da aziende su suolo nazionale. Per invertire la rotta Confagricoltura e Uniceb (Unione italiana filiera delle carni) hanno firmato un protocollo d’intesa che punta a risollevare il mercato delle carni bovine.
Il resto arriva da altri Paesi, come la Francia, da sempre esportatrice di ristalli, i vitelli da allevamento che cresceranno in un’altra stalla diversa da quella dove sono nati, verso il Belpaese. In Italia si importa di più e si produce di meno, e il dato preoccupa le due organizzazioni.
Ma anche il fornitore più storico sta iniziando a vacillare. L’Italia, che è tra i primi quattro produttori di carne bovina su scala europea, si attesta a un solido 10%, secondo Ismea Mercati, rischia di crollare con lui.

L’Italia verso l’autoapprovvigionamento: è possibile?
L’Italia verso l’autoapprovvigionamento di carni bovine? Per ora, nella teoria, sì. È l’obiettivo dichiarato dalla recente intesa firmata da Massimiliano Giansanti e Carlo Siciliani, presidenti rispettivamente di Confagricoltura e di Uniceb.
Lo scopo è valorizzare la filiera produttiva italiana di carni bovine e di ristalli, incentivando l’autoapprovvigionamento e un’offerta di qualità, basata su standard condivisi da tutti i produttori nazionali e su criteri per determinare in modo oggettivo prezzi e premialità.
Nella pratica, c’è tanto a cui pensare. Nonostante la richiesta sempre più frequente da parte degli italiani di carni made in Italy, il consumatore medio è ancora abituato ai capi esteri: attualmente circa il 50% della carne deriva dall’ingrasso di animali provenienti dall’estero e circa il 70% di questi arriva dalla Francia (ovvero circa 800mila capi di bestiame).
Il prezzo dei ristalli francesi è crollato di oltre 21 punti solo all’inizio del 2026 a causa delle forti importazioni, provocando una reazione a catena sull’intera filiera europea.

Prospettive per il futuro della carne: più qualità e benessere per gli animali
La capacità italiana di allevare e produrre in casa carne bovina è in forte calo da cinque anni: allora si attestava al 54%, ora è scesa sotto la metà. Si producono in media 670mila tonnellate, di cui 320mila derivano dall’importazione di animali vivi e 430mila sono già carne quando arrivano.
Questa nuova collaborazione tra Confagricoltura e Uniceb – evidenziano i firmatari – potrebbe spingere la filiera agroalimentare italiana a rafforzarsi sia nella qualità delle produzioni sia nella gestione del percorso di crescita dei vitelli e nel benessere degli animali, riducendo, per esempio, l’uso di antibiotici in allevamento, generando nel lungo periodo un’offerta più che competitiva.
