Tovaglia a quadri e 80 euro di conto: cosa è rimasto delle vere osterie milanesi degli anni Sessanta e Settanta
La versione piemontese di osteria e trattoria è la “Piola” dove i locali si riuniscono per bere un buon bicchiere di vino, mangiare cibi semplici e gradevoli, giocare a carte e condividere storie. Non dimentichiamo le trattorie che usano cucinare con la vecchia stufa economica a legna – la cucina del “putagè” – nelle Langhe, Roero, Monferrato: va cercata, giacché rara…
Sono milanese “verace” che non frequenta più Milano da tre anni. Leggo, ricevo comunicati stampa che annunciano il rivoluzionario format di moda: la nascita di nuove Osterie meneghine autentiche. Ma dai! sono luoghi “scomparsi” anche se ci sono “personaggi” che si ostinano a farne oggetto di guide e itinerari. Oggi con o senza l’H davanti al nome è rimasto, per i creduloni è sinonimo di buona cucina, curata enoteca.

Io ricordo le osterie di Milano, erano locali pubblici di livello modesto e popolare, dediti alla vendita del vino (chiamati anche Trani) e servizio di pasti semplici, spesso della tradizione locale. Erano gli anni ‘60/70 e noi studenti, affittuari di case in ringhiera, frequentavamo le latterie con cucina, trattorie, osterie, cantine con mescita di vino, le prime paninerie. Le zone di Milano erano: Paolo Sarpi, Garibaldi, Brera e naturalmente i Navigli e Porta Genova, ancora oggi le più “battute”.
Sotto casa, in via Montello, la trattoria della Maria, per 990 lire mi sfamava una volta al giorno a pranzo o a cena. La Trattoria di via Camperio sempre gremita di pittori, dove i camerieri erano i contrabbandieri di piazza Cairoli. Che giornate, che serate ricordo: la Trattoria del 46, Leone, l’indimenticabile Latteria di via San Marco, la Vecchia Trattoria (già allora vegetariana). Il Capolinea di Vanni, luogo sacro del jazz, ci visse e suonò anche Chet Baker e molti jazzisti famosi al mondo cenavano dopo i concerti. Da Arlati, Mario anfitrione, frequentata da artisti e cantanti. L’Osteria del Treno dell’amico Angelo, primo presidio Slow Food, Masuelli, Bocciofila Martesana, Trattoria Aurora, il carrello dei bolliti. Quando mi trasferì come abitazione in via Leocavallo, Da Abele divenne la mia trattoria.
Sto invecchiando e si fa forte in me il ricordo dei tempi passati, non voglio esaltare il passato, ma era più umano e di civile convivenza. Un pezzo di storia di Milano che non c’è più. Oggi molti posti si chiamano Osteria, ma non hanno nulla a che fare con le osterie di un tempo. Mettono la tovaglia a quadri bianca e rossa ma sono ristoranti di “lusso” da 80 euro a testa.
