Il whisky di Hiroshima che matura nelle montagne di Osorakan debutta in Italia con una masterclass a Milano nel maggio 2026
C’è un ex tunnel ferroviario nelle montagne di Osorakan, nella prefettura di Hiroshima, dove le botti riposano al buio, con temperatura e umidità costanti, lontane da tutto. Là dentro matura Togouchi, il whisky giapponese della distilleria Sakurao — fondata nel 1918 da Ichiro Shirai — che Compagnia dei Caraibi ha inserito nel proprio portfolio.
Non è un dettaglio folcloristico, quello del tunnel. È la scelta tecnica che definisce il carattere del prodotto: la maturazione lenta in un ambiente stabile restituisce un whisky leggero, floreale, senza le asperità che spesso accompagnano le espressioni giovani. Una pulizia gustativa che il comunicato dell’importatore attribuisce proprio a quelle condizioni ambientali particolari.
Da sake a whisky: cent’anni di distillazione a Hiroshima
Sakurao non è nata come distilleria di whisky. Per più di un secolo ha prodotto sake e shochu, lavorando con cereali locali e con gli agricoltori della prefettura. Questo retroterra si sente nel metodo: l’orzo non maltato viene distillato prima in un alambicco in acciaio inox — lo stesso tipo usato per lo shochu — e poi in un secondo alambicco ibrido, progettato da Sakurao, che abbina la vasca in acciaio a una colonna di rame. Il risultato è uno stile che si allontana deliberatamente dall’impronta scozzese: meno torbato, meno aggressivo, pensato per una bevuta quotidiana e non solo per l’occasione speciale.

La filiera è quasi completamente interna: distillazione, affinamento e assemblaggio avvengono in Giappone, e gran parte dei cereali viene coltivata localmente. Un modello produttivo che richiede investimenti e tempi lunghi, ma che garantisce un controllo sulla materia prima difficile da replicare con l’importazione di bulk spirit dall’estero — pratica diffusa, e spesso non dichiarata, in molte etichette del mercato.
La gamma: dal Premium al 15 anni
Togouchi si presenta sul mercato italiano con otto etichette, ognuna con un profilo distinto. Il punto d’ingresso è il Premium, morbido e fruttato, indicato per chi si avvicina al whisky giapponese senza un’esperienza pregressa nel segmento. Da lì la gamma si ramifica in due direzioni.
La prima punta sulle botti di affinamento: il Beer Cask Finish riporta all’immediato dopoguerra, quando birra e whisky rimpiazzarono il sake durante l’occupazione americana; il Rum Cask Finish porta note tropicali; il Sake Cask Finish chiude il cerchio con la tradizione nipponica, restituendo al whisky il profumo dei cereali fermentati che l’hanno preceduto.
La seconda direzione è quella dell’invecchiamento e della struttura: il Peated, il Single Malt, il 9 anni e il 15 anni si rivolgono a un palato più esigente, che cerca complessità senza rinunciare alla firma stilistica della casa — equilibrio e bevibilità.
La bottiglia ispirata allo shochu
Anche il contenitore racconta qualcosa. La forma della bottiglia riprende i vasi tradizionali usati per l’invecchiamento dello shochu: un rimando visivo alla storia della distilleria, prima ancora che una scelta estetica. In un mercato, quello dei distillati premium, la presentazione ha un certo peso, è un dettaglio che il consumatore attento coglie.
